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Pubblico o privato? Il dibattito sull’ex caserma della Guardia di Finanza passa anche da questo. Fra accuse di speculazione, progetti stoppati all’improvviso e interviste alle Iene, Antonello Firullo è diventato una delle figure centrali dell’intera questione. Firullo è il rappresentante di una ditta – la M&&NC srl – che due anni fa presentò alla Regione la richiesta di concessione dell’area dell’ex caserma, contestualmente a un progetto di riqualificazione di 200mila euro: “Il nostro obiettivo era mantenere in vita il corpo centrale dell’edificio, restaurarlo e adibirlo a museo del mare – spiega Firullo -. Poi avremmo realizzato un solarium per disabili, un piccolo ristorante e avremmo regalato due stanze al Comune di Santa Croce, magari per garantire una postazione alla Polizia municipale e i bagni pubblici”.

“Pochi mesi prima della demolizione – spiega Firullo – l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, nella persona del direttore regionale dott. Gullo, ha sospeso la nostra pratica, presentata ai sensi dell’art 36 del codice di navigazione e già avviata, per ottenere la concessione di trent’anni. La domanda era stata pubblicata all’albo comunale per trenta giorni e nessuno aveva fatto opposizioni, nemmeno il Comune. Siamo caduti dalle nuvole, non sapevamo spiegarci il motivo. Il Comune aveva deciso di intervenire e prendersi l’area”.

Quando ha saputo della demolizione?
“Solo una settimana prima: un mio amico mi chiama e mi spiega che sono stati affissi dei volantini. Non c’è stato il tempo materiale di presentare ricorso al Tar, sono sicuro che avremmo ottenuto una sospensione. Hanno agito in fretta e non mi spiego il motivo”.

In questi mesi è stato accusato di speculazione. E’ un processo alle intenzioni o c’è di più?
“Chi ha parlato di speculazione sarà denunciato. Forse specula chi decide di investire su Punta Secca con un’opera da 200 mila euro, paga la concessione, dà posti di lavoro e offre un servizio ad abitanti e turisti? Questo vuol dire speculare? Noi abbiamo fatto tutto alla luce del sole. Specula, piuttosto, chi prende un bene e lo demolisce, facendo credere che era necessario perché a rischio crollo. Ma la parte centrale della struttura, quella di interesse culturale per intenderci, non stava crollando”.

Ma ci sono i verbali congiunti di Polizia municipale e protezione civile che dicono il contrario…
“Sono di qualche settimana prima e fanno riferimento solo alle parti laterali dell’edificio, quelle postume. La parte storica si reggeva in piedi e andava solo restaurata, non demolita. E’ stato compiuto un omicidio dell’arte. E poi, se davvero l’edificio era a rischio crollo, bisognava abbatterlo subito con un’ordinanza sindacale. Invece è stato transennato e abbattuto senza ordinanza in un momento successivo”.

Il sindaco ha agito con una diffida agli enti proprietari (il Demanio marittimo)…
“Ci siamo consultati con un importante studio legale: per demolire una struttura ci vuole un’ordinanza del sindaco firmata e sottoscritta. Se non c’è l’ordinanza, non c’è la demolizione. La diffida di demolizione agli enti da parte del Comune secondo noi è illegittima perché era un bene che apparteneva alla Regione, peraltro tutelato dalla legge in quanto di interesse culturale”.

Ci sono altri aspetti della demolizione che non la convincono?
“Ce ne sono parecchi. Ad esempio: perché la demolizione è iniziata dalla parte storica dell’edificio e non dalle parti esterne? Forse qualcuno temeva che i lavori (durati due giorni, ndr) potessero essere bloccati. Perché non attendere il giusto iter autorizzativo da parte della Regione, che peraltro avrebbe consentito al comune il rimborso delle spese della demolizione? E infine: che ci faceva là il presidente della commissione Sanità all’Ars, Pippo Di Giacomo? Perché era lì? Capisco la presenza del sindaco e dell’assessore Allù, ma non quella di un deputato regionale come Di Giacomo. A proposito di Allù: abita lì di fronte, quindi era in chiaro conflitto d’interessi e avrebbe fatto meglio a non esprimersi”.

Come parte il vostro progetto di riqualificazione? 
“Lo avevamo presentato due anni fa. Prima mi sono recato a Palermo, presso l’assessorato Territorio e Ambiente, poi al Comune di Santa Croce per fare un’indagine con relativo accesso agli atti per vedere cosa esisteva lì prima della caserma. Ho consultato il Piano Spiagge, secondo cui la caserma doveva essere riqualificata, ristrutturata, risistemata e data ai privati, anche se l’Amministrazione sembra non dargli alcun valore. Poi ho appreso del progetto dell’albergo sul mare, che però era stato bocciato nel 2009 dalla Regione. Così ho suggerito alla mia ditta un nuovo piano d’intervento. Avevamo già il parere favorevole della Dogana, mentre gli altri enti – fra cui Soprintendenza e Capitaneria di Porto – hanno chiesto delle integrazioni”.

Durante l’iter istruttorio cosa ha notato?
“Dalle mie indagini planimetriche, ho scoperto che la pescheria di Punta Secca ricade all’interno dell’area della caserma ed è abusiva. Il Demanio mi disse di non sapere nulla, perché agli atti non risulta. Dato che è abusiva, perché non è stata recintata? Appena ho espresso le mie perplessità sono stato minacciato: ‘Non toccare la pescheria perché ti finisce male’ mi hanno detto. Ma lo ribadisco: nelle planimetrie raccolte al catasto, al Demanio, a Palermo e al Comune non ho visto la pescheria. E’ come se non fosse mai esistita. L’ho già evidenziato nelle mie denunce agli inquirenti”.

Che idea si è fatto di questa vicenda?
“Che qualcuno non ha fatto a pieno il suo dovere. Perché, ad esempio, il Comune ha buttato giù l’edificio della caserma (il 23 maggio, ndr) senza attendere la Conferenza di servizio fissata per il 5 giugno 2014? La Soprintendenza aveva inviato una pec per chiedere di non toccare la struttura, ma il sindaco finge di non sapere di quella conferenza. Siamo alle barzellette. E poi non capisco chi si scaglia contro il privato: avremmo pagato tutto con i nostri soldi e offerto un servizio ai cittadini, anziché far pagare i cittadini per realizzare una piazza. Sia l’assessore Allù che il segretario del Pd hanno affermato che con la demolizione si è impedito che l’area finisse in mano ai privati. Mi chiedo: ma ‘sta caserma è stata abbattuta perché c’era un pericolo di crollo imminente o per toglierla dalla disponibilità dei privati? Perché, se era davvero a rischio crollo, i nostri ingegneri, nelle loro relazioni, non si sono accorti di questo pericolo? Io non mi fermo: sono pronte altre due denunce e resto a disposizione degli inquirenti. Ho la coscienza a posto perché la caserma non l’ho demolita io. Voglio solo chiarezza”. Ci penserà la magistratura, che ha già aperto due inchieste.

…nella prossima puntata altro attacco della Soprintendenza…

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