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A margine dell’incontro di calcio tra il Santa Croce e il Licata, disputato domenica pomeriggio al Kennedy ma a porte chiuse, bisogna fare alcune considerazioni, da più parti ritenute paradossali. Ma veniamo ai fatti: martedì, la società, nel rispetto delle leggi che regolano l’utilizzo degli impianti sportivi e consapevole che lo stadio, a causa del protrarsi dei lavori di rifacimento degli spogliatoi, non aveva la necessaria agibilità (scaduta il 31 gennaio), chiedeva alla società che gestisce il Comunale di Comiso, di poter effettuare la gara nella città casmenea. Il fax di consenso arriva, si chiede l’autorizzazione alla Questura di Ragusa, ok anche da loro. Tutto a posto quindi? Neanche per idea: giovedì arriva un nuovo fax da parte dei gestori del Comunale di Comiso che revoca l’autorizzazione senza dare ulteriori spiegazioni. Panico, bisogna rivolgersi alla federazione. Impianti vicini disponibili non ce ne sono, quindi viene accordata l’autorizzazione a disputare la gara a S.Croce, ma ad una condizione. si gioca a porte chiuse. Qui sta il paradosso: cosa c’entrano gli spogliatoi incompleti, anzi con i lavori in corso, con la presenza degli spettatori in tribuna che nulla hanno  a che fare con gli spogliatoi? Mistero. A questo punto riflettiamo… tutti sapevano che il 31 gennaio scadeva la deroga per l’utilizzo dell’impianto, società e Amministrazione comunale in primis. Perché non si è intervenuti per tempo? Perché alla ditta incaricata dei lavori sono stati concessi novanta giorni per eseguire i lavori e non invece un termine perentorio di trenta? La società per la verità ha chiesto alla ditta di accelerare i tempi, anche perché rischiano di saltare altre partite interne, ma l’impresa risponde: niente soldi, niente cammello. Traduzione: il Comune fino ad adesso non ha dato nemmeno un euro (sembra); anche volendo accelerare, senza risorse, non si può assumere altra manodopera. Risultato? Il match clou di ieri si è svolto senza tifosi. Tutti sappiamo che il tifo a volte rappresenta il dodicesimo uomo in campo, i tifosi portano soldini nelle casse della società. Alcuni tifosi si sono dovuti arrangiare, rischiando, arrampicandosi sull’esterno del muro di cinta come documenta la nostra foto. Sembrava essere ritornati indietro nel tempo, quando non c’erano soldi per il biglietto e quindi l’arte dell’arrangiarsi regnava sovrana. Che brutta scena, che figura di…  anche nei confronti degli sportivi ospiti, privati dalla loro prerogativa, cioè quella di assistere ad una giornata di sport, positiva, visto come è andata la partita, che per la cronaca è terminata 2-1 per il Licata.

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