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Proposte concrete di modifiche al testo da discutere in Senato: è questo l’esito del convegno “Verso la riforma del Terzo Settore: un solo volontariato da Sud a Nord”, che si è svolto a Ragusa per iniziativa del CSVE. L’iniziativa si è proposta come un incontro fra Nord e Sud, tra volontari e politici. In apertura, il presidente del CSVE Salvo Raffa ha sottolineato come la proposta di riforma metta in discussione quel punto di riferimento costituito dal CSV e dalla legge n. 266 del 1991. Da allora, come ha detto il presidente del Crav, Paolo Santoro, il volontariato «è cresciuto e non vogliamo diventi qualcosa di diverso per una riforma che abbraccia altre realtà e forme in cui si perderebbe la specificità del volontariato».

Introdotti da Gabriele Sorace, dopo i saluti iniziali del deputato Marco Marcolin, i lavori hanno preso le mosse dal dibattito in corso, illustrato da Giampiero Saladino, direttore della Scuola per Assistenti Sociali “F. Stagno D’Alcontres”, che ha rilevato come il Sud sia ancora dimenticato dalle politiche sociali e come il taglio delle risorse abbia acuito il divario con il Nord. Nel corso del dibattito, sono intervenuti i rappresentanti delle maggiori sigle regionali: Lorenzo Colaleo, presidente regionale Anpas, ha osservato come «nel testo di riforma la parola volontariato è scritta tre volte, mentre per il resto è tutt altro»; Francesco Messina, commissario della Cri della provincia Ragusa, ha criticato la previsione della soglia di 30 mila euro oltre la quale l’organizzazione diventa impresa sociale; Giuseppe Giardina, presidente ANFFAS Sicilia, ha chiesto che la legge faccia chiarezza fra profit e no profit e preveda maggiori controlli; Salvo Brancato, componente del direttivo di Federmisericordie Sicilia, ha domandato come la riforma potrà garantire le esperienze di tante realtà che operano da decine di anni; Salvo Mandarà, presidente di AVIS Sicilia, ha aggiunto le problematiche della Sicilia, Regione che ha eletto l’Osservatorio regionale sul volontariato ma dopo due anni non lo ha insediato; Filippo Seminara, consigliere nazionale Fratres, ha rilevato che il Paese marcia non a due velocità ma anche di più, perché dentro la stessa regione le realtà sono diversissime.

«Nord e Sud hanno peculiarità diverse, ma uguale è la finalità del volontariato. Siamo qui perché vogliamo che il volontariato non abbia distinguo», ha affermato la senatrice Raffaela Bellot, mentre la collega Patrizia Bisinella (entrambe elette in Veneto), ha aperto alle proposte dei volontari: «La riforma è contenuta in una legge delega che richiederà decreti attuativi e che è in discussione al Senato, dove è rimasta ferma per tanto tempo. Questo è il momento giusto per apportare correttivi». Le conclusioni sono state affidate a Santo Carnazzo, presidente del Vol.Si. – Volontariato Siciliano, che ha sottolineato come a inizio discussione il Vol.Si. risposte alla richiesta del governo di inviare proposte, e a Flavio Tosi, sindaco di Verona, secondo cui «esiste un volontariato vero che è da tutelare, una cooperazione che è da distinguere, ma il rischio della legge è di mettere tutto insieme». Le problematiche maggiori restano l’iscrizione obbligatoria in unico registro, il nodo delle risorse, la definizione di Terzo Settore. Su questi e altri temi, come è stato convenuto al termine dell’incontro, i volontari presenteranno proposte di modifica che le senatrici prenderanno in esame.

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