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Introdotto dalle note del Festival di Sanremo, a cui, per la prima volta nella storia della kermesse canora, hanno partecipato due cantanti ragusani, addirittura dati tra i più favoriti (la coppia Caccamo-Iurato), proseguito con i festeggiamenti del Carnevale, farcito dei cuoricini e delle romanticherìe della festa degli innamorati (S.Valentino), il mese di febbraio del 2016 sarà ricordato per la complessa e sofferta partenogenesi del c.d. Decreto Cirinnà sulle unioni civili e sulla stepchild adoption, con una graziosa appendice, costituita dal conio, da parte di un ragazzino delle elementari, di un nuovo (o pseudo tale) aggettivo (“petaloso”), aggiunto (addirittura!) dall’Accademia della Crusca a quelli già esistenti sul vocabolario della lingua italiana!

Cosa sia stato più nocivo per la mia sensibilità tra tutti questi accadimenti ho serie difficoltà a stabilirlo… Una cosa è certa: si tratta di accadimenti che “dividono” gli italiani e che offrono all’estero l’immagine di un’Italia agée, farisaica, a tratti infantile, comunque frivola, distratta e parolaia. Infatti la RAI spende ogni anno un patrimonio per una manifestazione televisiva che, sempre più spesso, è diventata una fiera delle banalità musicali, del glamour casareccio, dell’oggettizzazione della donna e quest’anno pure dell’uomo (alias Gabriel Garko). Tuttavia anche chi fa l’intellettuale e chi lo è non può resistere alla tentazione di vedere il Festival di Sanremo per commentarlo, nella migliore delle ipotesi, per demonizzarlo, nella peggiore (Per inciso, io faccio parte della prima categoria). Il dato politico però non può essere bypassato: pagheremo il canone RAI attraverso le bollette dell’energia ellettrica, quindi senza se e senza ma, e poi vedremo in nostri soldi destinati a mezz’ora di comparsata di Sir Elton John, piuttosto che al reazionario di Sgarbi, piuttosto che a sua Maestà Bruno Vespa, piuttosto che alla pasionaria Littizzetto, piuttosto che alla vegliarda Raffaella Carrà… Dunque, la dittatura del “quarto potere” (cioè della cinepresa, che nel film di Orson Welles, segue a ritroso la vita del protagonista, magnate della carta stampata realmente vissuto, muovendo dal suo letto di morte per finire con l’incipit della sua straordinaria fortuna) si è definitivamente realizzata.

Il dibattito parlamentare e mediatico sulla c.d Legge Cirinnà, poi, ha raggiunto picchi di cattivo gusto e di politica becera senza precedenti nella storia repubblicana. Per superare le “forche caudine” del Senato, Renzi prima si è fidato dei pentastellati (che all’ultimo momento lo hanno “scaricato”) e poi al senatore Verdini e al suo risicato gruppo di “pirati dei Caraibi”, cioè ad uno che deve tutto il suo potere politico e la sua visibilità ad un “certo” Silvio Berlusconi, lo stesso signore che ha inventato il “vicerè” Angelino Alfano. Si proprio lui, quello che, avendo ottenuto lo stralcio della norma che prevede l’adozione del figlio del convivente, si dichiara fiero di aver impedito che si legalizzassero “rapporti contro natura”! Lo stesso che a Roma si proclama “vir probus” e che a Roma viene indagato dalla Procura per abuso d’ufficio, per aver trasferito il Prefetto di Enna ad Isernia, mentre questi si apprestava a commissariare la Fondazione che gestisce l’università Kore di Enna. Certo Fregoli e Brachetti sono italiani e sono i principi del “trasformismo” scenico e teatrale, ma questa coppia di ex forzisti li battono alla grande e, ahimè!, anzicchè dilettare il pubblico, fa piangere e intristire i cittadini che il potere lo subìscono. Personalmente credo che il disegno di legge, così comè stato esitato è frutto di un “inciucio” politico, ha umiliato la richiesta di pari dignità delle c.d. “famiglie arcobaleno” ed è in odore di illegittimità costituzionale, ma rimane il primo step di un procedimento di avvicinamento dell’Italia laica e pluralista al resto dell’Europa e del mondo evoluto e progressista. Quindi mi auguro che venga migliorato, completato ed esitato dall’altro ramo del Parlamento, nell’interesse non tanto dei bambini che ancora non sono nati, quanto in quello delle migliaia di bambini che, come il figlio di Nichi Vendola o la figlia di Gianna Nannini, hanno diritto ad “un durante e dopo di me” sicuro e dignitoso, degno dei una nazione che, in illo tempore, si fregiava di essere la “Patria del diritto”.

E che dire di Facebook invaso da commenti e post sul termine “petaloso”? Tacere? Contestare? Sorridere? Più semplicemente plaudire alla fantasia e all’ingenuità del “fanciullino” che è in ciascuno di noi. Dimenticavo. Il mio febbraio “petaloso” si è concluso tra gli spettatori di un gioliello della stagione teatrale italiana: “La Lupa” di G.Verga. A Ragusa ho avuto l’onore ed il piacere di veder recitare una “femmina” del teatro italiano, Lina Sastri, magistralmente affiancata da un “masculu” del teatro e della tv italiana, Giuseppe Zeno . Ebbene la location è stata, a dir poco, infelice: la sala conferenze della Scuola dello Sport. E solo la professionalità della compagnia teatrale è riuscita a trasmettere e mantenere il pathos e la carnalità insita nell’opera! Non so se era un caso ma tra gli spettatori (mi auguro paganti come me) era seduto l’ex presidente del Consiglio comunale di Ragusa, Giovanni Iacono, al quale avrei voluto chiedere: “quale giunta e quale consiglio riusciranno a dare alla “ragusanità nel mondo” un teatro degno di cotanto orgoglio, in cui la cultura e sovrana e non vil serva? Ma naturalmente non l’ho fatto perchè alla fine dei giochi… cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia ! E così apriamo le porte al mese di Marzo, foriero della festa del Patriarca San Giuseppe, della Primavera, della Pasqua di Resurrezione (e anche di un anno in più sulla mia testolina matta!) e buon proseguimento…

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