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Nella splendida cornice di Palazzo Busacca, a Scicli, martedì 9 marzo si è tenuto un importante incontro-dibattito su “Mafia politica corruzione”, passando per una riflessione sulla legge Lazzati. Di importante levatura i relatori. Ha parlato per primo il Giudice Romano De Grazia, Presidente Onorario Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, nonché fondatore e presidente del Centro Studi Lazzati. La sua è stata un’accorata disamina sul lungo lavoro che lo ha condotto a combattere contro le infiltrazioni mafiose all’interno dei comuni: “ La mia presenza qui è soprattutto dovuta al commissariamento di Scicli e mi dispiace per i cittadini, e poi perché mi è stato proposto dal Centro Studi Lazzati: lì dove c’è da ripristinare  la legalità è sempre presente, ovunque siano avvenute interruzioni della democrazia, per esempio qual è lo scioglimento di un consiglio comunale. Questo fa riflettere perché si è avviato quel meccanismo perverso tra politica e malavita organizzata. La malavita entra nelle istituzioni elettive nel momento elettorale. Il Centro Studi non va in giro per declamare: Noi lottiamo la mafia. Si è mai sentito un politico che abbia detto il contrario? Noi abbiamo un progetto normativo che è quello della legge Lazzati, intitolato a Giuseppe Lazzati, ex Rettore dell’Università Cattolica di Milano, che è stato canonizzato. Egli faceva riferimento ai valori della nostra costituzione. La legge Lazzati non ha limiti, ma ha benefici. Io da Presidente del collegio delle misure di prevenzione, presso il tribunale di Catanzaro, mi resi conto, dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, che bisognava che lo Stato di diritto reagisse con un progetto di legge. Ho colto una discrasia del sistema. I sorvegliati speciali sono coloro che, a seguito dei tre gradi di giudizio, sono ritenuti socialmente pericolosi ed in seguito a ciò conseguono degli impedimenti, delle limitazioni. I sorvegliati speciali sono la maggior parte dei boss e dei loro adepti, loro non possono votare però il legislatore, volutamente o per distrazione, agli stessi concede di raccogliere il voto degli altri attraverso la propaganda elettorale. Questo è un paradosso giuridico. Alcuni politici di pochi scrupoli hanno questi serbatoi di voti ai quali non vogliono rinunciare quindi bisognava vietare ai sorvegliati speciali non solo il diritto di voto ma anche la possibilità di raccogliere il voto degli altri. Ho avuto il consenso dei più grandi operatori del diritto. Mi batto da vent’anni per affermare questo principio: il divieto di propaganda elettorale nei sorvegliati speciali  e dei loro accoliti. Una battaglia dura che ha portato l’approvazione della legge in modo azzoppato, vi hanno fatto un’inciso: divieto di propaganda elettorale ai sensi della legge 212 del 1956, che riguarda la distribuzione di volantini e l’affissione di manifesti. Ma vi pare che i mafiosi se ne vanno ad affiggere in giro manifesti o a distribuire volantini? La legge Lazzati evita lo scioglimento dei consigli comunali perché essendo individuato, da subito, il candidato appoggiato esso viene considerato da subito ineleggibile o incandidabile”. Anche l’Avvocato del foro di Catania e Ragusa, Gisella Scollo, è intervenuta in merito sulla linea tracciata da De Grazia: “ Non c’è dubbio che la predetta legge rappresenta uno strumento concreto per la lotta alla criminalità organizzata. La corruzione trova un terreno fertile nel clientelismo e nell’occupazione partitica delle pubbliche istituzioni. Per incidere fortemente sul fronte della corruzione diffusa occorre, pertanto, che i partiti facciano considerevoli passi indietro e che l’autonomia e la professionalità delle pubbliche amministrazioni siano rafforzate. Non bastano misure repressive, occorrono sistemi di prevenzione, volti a scoraggiare i comportamenti illeciti. E’ d’uopo richiamare il decreto legislativo 231 del 2001, introdotto allo scopo di interrompere i fenomeni collusivi tra imprese e pubblica amministrazione. Esso prevede una responsabilità diretta ed autonoma dell’Ente per la commissione di reati a carico dei suoi soggetti apicali”.

Un altro interessante intervento è stato quello dell’Avvocato Giorgio Assenza, che nella sua duplice veste di Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa nonché Deputato regionale all’ARS, ha messo in chiaro alcuni tratti salienti della Legge Lazzati e del fenomeno mafioso: “ Il convegno di oggi è importantissimo perché cerca di tenere accesa la luce su una problematica di grande rilevanza che è il rapporto tra una certa politica ed il malaffare, cioè la mafia, che diventa ancora più grave e pericolosa per la tenuta delle nostre istituzioni. Ho avuto modo di apprezzare il Presidente De Grazia in un convegno a cui abbiamo partecipato nel mese di ottobre, il suo progetto di legge non mi convince al mille per mille per perplessità di ordine tecnico-giuridico e non per l’intenzione nobilissima sottesa all’impianto legislativo, che non ha avuto fortuna nel corso degli anni. Non è una legge, è piuttosto una proposta di legge a più riprese portata avanti da diversi schieramenti. È stato modificato di recente il 416 ter che parla specificatamente del voto di scambio politico-mafioso e quella formulazione non ha risolto il problema perché ha portato a delle interpretazioni della Suprema Corte, in alcuni casi, in contrasto tra loro. La repressione penale da sola non è in grado di risolvere questi problemi, non è aumentando le pene o lasciando delle figure incerte come quella del concorso esterno che si risolvono i problemi. I problemi veri si risolvono cambiando mentalità, facendo sì che quando si viene scoperti o puniti alla fine di un regolare processo le pene si scontino effettivamente. Certezza del diritto e della pena e poi, nel campo degli appalti pubblici dove spesso si annida questo, creare delle regole più semplici, infatti una legge sugli appalti come quella attuale che è complicata e lascia una grande possibilità di interpretazioni rende più facile il malaffare. C’è bisogno del rapporto personale tra utente e il pubblico funzionario. Tutto dovrebbe essere fatto in via telematica per evitare quelle segrete stanze dove poi, alla fine, nasce tutto quello che sappiamo”. Un incontro che invita a riflettere sull’importanza del voto e su come la legalità nasca, prima di tutto, nella mente di ognuno di noi che avendo in dotazione questo strumento “forte”, qual è appunto il diritto di voto, dobbiamo per primi farne un uso corretto se vogliamo vivere nella trasparenza e nella giustizia.

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