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Le vie del tabacco saranno pure infinite ma non è vero che portano tutte a Napoli. Anche a Santa Croce, girando per le vie della città, si vede per terra qualche pacchetto vuoto, senza monopolio dello stato. Il fenomeno del contrabbando di sigarette è uno dei tanti motori dell’economia illegale. Non c’è in città una vera vendita di bionde anche se in tanti quotidianamente riescono a procurarsi il pacchetto da 20. Arrivano dai paesi dell’Est – Romania, Ucraina, Polonia – e anche da Tunisia e Algeria, e a dire di qualcuno costano dai 2 ai 3 euro. È frutto di un mondo sempre più globalizzato e scosso dai fermenti di una criminalità sempre più trasnazionale, con forme e modi di realizzazione dei reati che appaiono tra la gente legali e competitivi, dato che presso i rivenditori autorizzati dallo Stato le sigarette costano più di 5 euro. Ma accanto alla impennata dei consumi di sigarette di contrabbando, segnalata anche da alcuni autorevoli osservatori internazionali, oggi bisogna fare i conti con un altro pericolo: quello della scarsa qualità dei prodotti e, sempre più spesso, del loro alto grado di tossicità. Perché è vero che fumare fa male, sempre e comunque: ma aspirare boccate di sigarette lavorate con sostanze velenose è sicuramente un rischio raddoppiato, se non triplicato.

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