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Riprendere la veste di editorialista del giornale dopo una lunga pausa non è semplice ma ci proverò, anche perché obiettivamente c’è molta carne sul fuoco. Il mese di marzo è volato via tra feste di S.Giuseppe, Domenica delle Palme, Pasqua e Pasquetta, ma il mondo che ci circonda non ha beneficiato di tanta santità. Anzi, pare più incattivito e disilluso. Il “Male Oscuro” (dal celebre romanzo di Giuseppe Berto) si è insinuato in ogni piega del mondo globale, ma ha origini lontane, radici profonde e ramificate nella storia dei Popoli. Come quella di “Noi siciliani”: non a caso Giuseppe Fava scelse questa espressione come titolo del suo quindicinale, che da ragazza leggevo avidamente, e che di certo accelerò la sua condanna a morte da parte di “Cosa Nostra”. A quei tempi però i confini tra “Bene” e “Male” erano, sia umanamente che politicamente parlando, molto più definiti e prevedibili. Non oggi, purtroppo: noi siciliani abbiamo abbandonato la nave alla deriva e solo i più “fessi” ci sono rimasti su. Uno di quelli si chiama Nino di Matteo, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo, sotto scorta dal 1995 per la sua attività investigativa. Una di quelli si chiama Giusy Nicolini, Sindaco di Lampedusa, che ha rinunciato alla “carriera” politica sulla terra ferma per non lasciare la sua “Isola nell’Isola”, avamposto dell’Inferno del terzo Millennio: gli sbarchi dei clandestini. Venerdì, nel corso di una interessante conferenza tenutasi nella biblioteca comunale cittadina dal prof. Pellegrino, ho appreso con piacere ed orgoglio che anche il padre fondatore della Città del Sole, il marchese Celestri, era un siciliano diventato nobile per meriti e non per danaro. Quella che oggi definiremmo “meritocrazia” quindi, pare che sia uno dei valori fondanti di noi santacrocesi. Ma mi domando e vi domando: è ancora cosi? Quanto noi paesani siamo ancora (ammesso che lo siamo stati) orgogliosi di aver creato la nostra fortuna sociale e personale basandoci solo sulla forza dei nostri sacrifici, della nostra preparazione, dei nostri affetti? E quanto invece siamo diventati calcolatori, opportunisti, esperti in tatticismi, nepotisti, avidi?

A me pare che in questo momento storico lo sport preferito di chi si è proposto per governarci sia basato sostanzialmente su una regola generale: “fa come ti dico ma non fare come faccio io“. Io (Istituzione) ti dico che il tuo comportamento come cittadino è illegittimo, però giustifico l’illegittimità del sistema che, se in teoria è lecito, nella pratica diventa socialmente discriminatorio, e, quindi, sostanzialmente ingiusto. Se per esempio un privato commette un abusivismo edilizio viene denunciato e, giustamente condannato. Se un Ente pubblico tollera, sottovaluta, trascura gli scempi del proprio territorio viene prontamente “giustificato” dal politico e/o dal burocrate di turno, i quali sanno come si rispetta formalmente la legge e come si crea la norma che salva il salvabile. Ciò produce un effetto boomerang: il cittadino che dovrebbe sentirsi protetto dalla legalità si sente solo “vittima” della giustizia e soccombente davanti ai c.d. “poteri forti”. Se poi quel cittadino è “un siciliano onesto” il peso del potere legittimo (dello Stato) e del potere illegittimo (della Mafia) lo stritola e lo annienta, o, nella migliore delle ipotesi, lo fa fuggire. Se a tutto ciò si aggiunge la “demagogia”, il populismo, il buonismo, con cui si affrontano argomenti quali l’ambiente, l’immigrazione, la sicurezza pubblica , il “Male Oscuro” non può che consumare la flebile speranza di una Sicilia linda, cristallina, superba, laboriosa. E quindi, il mio auspicio è che il Male, sebbene oscuro, venga debellato con la cura che ha sempre permesso all’umanità di rigenerarsi, i cui unici farmaci sono: la conoscenza, la ragione e la perseveranza.

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