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Ieri una bambina è inciampata su una pedana ed è finita per terra, provocandosi delle escoriazioni. Non si tratta di un episodio isolato. A piazza della Concordia, a Punta Secca, queste scene sono all’ordine del giorno. Le pedane sono lì per coprire un tombino che ormai da tre anni è senza grate. Una trappola sull’asfalto, che i gestori del chiosco hanno deciso di “rattoppare” in questo modo. Le decine di segnalazioni inoltrate al Comune non hanno dato alcun esito. E così la speranza è che qualcuno non ci ricaschi: “Quel tombino va eliminato o sistemato, dato che serve per il deflusso delle acque piovane. C’è sempre qualcuno che distrattamente inciampa – reclama Cristina Agnello -. L’unico modo per chiudere la voragine era sistemare lì delle pedane, ma resta una soluzione d’emergenza. Qualche mese fa alcuni operai hanno effettuato uno spurgo, ma si tratta di un intervento occasionale e fine a se stesso. Non ci sono le grate e, oltre a costituire un pericolo per l’incolumità delle persone, quella buca è diventata un ricettacolo di sporcizia. Al Comune ci hanno sempre assicurato che avrebbero provveduto, ma aspettiamo invano da tre anni”.

E’ l’altra faccia della Punta Secca di Montalbano. Quella dorata che si intravede nella fiction. Il malumore, in realtà, è assai diffuso: “Non ci mettono nelle condizioni di dare un servizio adeguato ai nostri clienti – insiste Cristina – Il chiosco, e più in generale questa piazzetta, è un punto di ritrovo per i ragazzi. L’unico. Ma versa in uno stato di abbandono. Qui passa un sacco di gente, io faccio da infotourist e raccolgo le lamentele di tutti. Se non ci fosse il chiosco, i ragazzi avrebbero lasciato Punta Secca da un pezzo. Non c’è un secchiello per la spazzatura e, se non fosse per noi, piazza della Concordia sarebbe una pattumiera a cielo aperto”. Accanto a noi un passante si sofferma, ascolta la discussione e fa spallucce: “Piazza Torre… quella sì che è un gioiello. Ma le altre piazze non esistono”.

Decoro urbano, rivalutazione del territorio, turismo. Il mare fa le bizze, sembra non prenderci sul serio: “Non sappiamo accogliere i turisti: mancano i servizi e non esiste alcun intrattenimento. Qui non si parla di fare casino fino all’alba – sbotta Cristina – ma rendere Punta Secca e questa piazzetta più vivibili. Una volta si organizzavano i tornei, la gente si fermava a guardare. Sembra preistoria. Bisognerebbe sfruttare l’effetto Montalbano per rilanciare l’immagine di questa borgata, che invece sta morendo. A Punta Secca, a parte il mare, non c’è nulla. Non un museo, non un monumento. E quel poco che c’è viene trascurato. Offriamo un turismo di passaggio quando in realtà basterebbe poco per trattenere qui la gente”. Cominciando da un tombino chiuso, per evitare che una bambina qualunque finisca con le ginocchia sbucciate.

 

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