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La violenza di genere, l’importanza della prevenzione e del prendersi cura delle vittime. Si intitola “Segni parlanti, occhi che ascoltano” il convegno che si è volto ieri pomeriggio presso la sede dell’Ordine dei Medici di Ragusa che ha organizzato l’importante appuntamento in collaborazione con alcuni club service e associazioni dell’area iblea (Lions, Associazione Mogli Medici, Soroptmis, Fidapa, Consulta Femminile, Inner Wheel). I dati sulla violenza contro le donne sono ormai allarmanti, migliaia le vittime che ogni anno vengono maltrattate e la cosa più preoccupante è che l’autore di queste violenze è spesso il marito, il fidanzato o comunque un familiare. Non solo violenza sulle donne, si è parlato anche di violenza contro i bambini e le categorie più deboli, come gli anziani e i disabili. Tre le fasi in cui si è sviluppato il convegno che è stato aperto dai saluti del prefetto Maria Carmela Librizzi, del vice questore Nicola Spampinato, del presidente dell’Ordine dei Medici, Salvatore D’Amanti e del dott. Rosario Tumino, presidente del Lions Club Host di Ragusa che ha parlato a nome di tutti i club service coinvolti. La prima fase è stata dedicata agli interventi delle relatrici presenti. Ad aprire i lavori è stato il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, Monica Monego, che ha affrontato la tutela penale in materia di famiglia e della cosiddetta violenza di genere. Una breve e interessante panoramica dal punto di vista legale su una materia che solo di recente è stata inserita nell’ordinamento giuridico italiano. La parola è poi passata a Giuseppina Pavone, presidente della Consulta Femminile di Ragusa che ha affrontato il tema più dal punto di vista sociale. La fragilità della donna, la difficoltà che la vittima ha nell’aprirsi che spesso la spinge a non denunciare, l’esigenza di interventi sempre più mirati che possano meglio rispondere alle esigenze delle vittime, ma che agisca anche e soprattutto sulla prevenzione. Un welfare dunque che non sia solo assistenzialistico, ma che diventi sempre più un percorso di prevenzione. Fondamentale in questo impegno è ovviamente il lavoro del medico che spesso è il soggetto che per primo incontra la vittima di violenza e che deve capire e agire in suo aiuto. E’ sul ruolo dei medici che si è focalizzato l’intervento della vice presidente provinciale Simg di Ragusa, Rosa Giaquinta, che ha presentato il progetto Vìola che coinvolge i medici di medicina generale che vogliono dare alle loro pazienti un messaggio di attenzione e disponibilità all’aiuto. Infine, l’architetto Giuseppa Lembo, componente del Comitato Unesco di Ragusa, ha presentato alcune delle idee progettuali che un’amministrazione comunale può adottare al fine di aumentare la sicurezza urbana, come le telecamere per le strade o una più intensa illuminazione pubblica nelle zone più a rischio. A concludere il convegno sono stati gli interventi dei rappresentanti delle associazioni coinvolte. Tanti gli spunti di riflessione e le proposte avanzate: una di queste è il potenziamento del “codice rosa”, attivo già nella nostra provincia, che permette alle donne vittime di violenza un accesso preferenziale nei pronto soccorsi della nostra Asp. Evidenziata da tutti l’importanza della prevenzione che deve partire dall’educazione dei giovani al rispetto dell’altro, soprattutto se più debole. “Il convegno – ha dichiaro il presidente D’Amanti – nasce dalla convinzione che il problema delle violenza vada affrontato con la collaborazione di tutte le forze impegnate nella lotta di questo fenomeno per sviluppare un vero contratto sociale e solidale a difesa della fragilità umana. E’ necessario quindi creare una sinergia tra professionisti della salute, le forze dell’ordine, la magistratura e le istituzioni di volontariato per combattere questa vera e propria piaga sociale”.

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