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Il giorno dell’ordinazione sacerdotale rimane il più caro, il più significativo e il più importante della sua vita. San Giuseppe Cottolengo diceva: il sacerdozio è un dono talmente alto che non basterà l’eternità per ringraziare di esso la bontà di Dio.

Oggi, giorno della nascita di San Giovanni Battista, nella Cappella dell’ospedale “Civile”, gremita da fedeli e tanti amici, Padre Giorgio ha celebrato la santa messa ricordando, in un’appassionata omelia il suo 25mo anno di sacerdozio. Ad accompagnarlo, la sua dolce mamma, i suoi familiari e a collaborarlo, nella celebrazione della Messa, Padre Salvatore Giaquinta, cappellano dell’ospedale “Maria Paternò Arezzo” e Don Nino Aprile, parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Pozzo Cassero (Modica).

«Tutto è iniziato da qui, in questo luogo – ha detto padre Giorgio – quando dopo l’incontro con Don Giuseppe Cabibbo (Cappellano del Civile) la mia vita ha avuto una svolta. Ho riempito le mie giornate, prima occupate da futili attività ed interessi, al volontariato in ospedale, in questo ospedale, scegliendo come reparto l’oncologia, luogo di grande sofferenza e fragilità. Dove il dolore è un’esperienza sensoriale o viscerale che ti pone in una condizione interiore di grande impatto emotivo».  La voce di Padre Giorgio, ogni tanto leggermente vibrava, ma senza sosta ha continuato a catturare i cuori di tutti presenti nel breve, ma intenso, racconto dei suoi 25 anni di sacerdozio.

«Poi è arrivato il momento della scelta» lo sguardo ha incontrato quello della madre «mia mamma mi ha molto aiutato nell’intraprendere una nuova strada, l’ingresso in seminario». Ha riportato alla memoria l’incontro con l’allora Vescovo, Mons. Angelo Rizzo, che lo ha accolto con affetto paterno e negli ultimi anni della sua sofferenza (per le attenzioni che ricevette in ospedale e a casa) lo definiva “il suo giovane angelo”.

Ma Padre Giorgio ha voluto ricordare tutti coloro che in questo suo nuovo percorso di vita gli sono stati accanto e lo hanno accompagnato: i vescovi che si sino avvicendati negli anni, da Mons. Rizzo fino a Mons. Carmelo Cuttita. Un passaggio molto caro lo ha dedicato a Mons. Antonio Staglianò, riferimento significativo e fondamentale: «Staglianò è un mio fraterno amico. Una persona che vive accanto alla gente, ma soprattutto ai giovani attraverso il linguaggio della musica riuscendo a creare in loro un legame forte con Dio e con la Chiesa… un linguaggio che io condivido pienamente>>. Infatti Don Giorgio, ha chiuso la sua omelia con un ritornello della canzone di Marco Mengoni: “Credo negli esseri umani. Che hanno coraggio, coraggio di essere umani. Credo negli esseri umani. Credo negli esseri umani. Credo negli esseri umani.”

Auguri Padre Giorgio, in questa ricorrenza del 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, per l’opera svolta a favore della comunità di Ragusa.

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