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La casa di Montalbano, attorno a cui ruotano le fortune della fiction e la pubblicità dilagante di cui si è appropriata Punta Secca negli anni, ha una storia che affonda le sue radici nel lontanissimo 1904: “Era un magazzino dove venivano accatastate le sardine, che poi venivano salate e confezionate – spiega a Santa Croce Web Pietro Di Quattro, attuale proprietario dell’immobile -. Il mio bisnonno l’ha comprata nei primi anni del ‘900 per uso commerciale. Quando l’abbiamo ristrutturata, nel 1978, ci siamo accorti che il solaio aveva una pendenza di 40 centimetri. Questo faceva sì che tutti gli umori del pesce venissero buttati fuori e defluissero sulla spiaggia. Non si trattava d’inquinamento, ma di materiale organico che alimentava la flora e la fauna marina”.

Anche oggi la casa di Montalbano ha un “discreto” valore commerciale, benché non sia più un magazzino del salato. Con la troupe della Palomar distante – e il commissario in vacanza – l’immobile è destinato a bed&breakfast (ormai da tredici anni). E al suo esterno, come “sardine”, turisti di tutto il mondo si affannano nella ricerca della prospettiva ideale per scattare un selfie: “Ci ho abitato da ragazzo per tre anni – continua Di Quattro -, ma negli ultimi tempi, dopo l’avvento della fiction, è diventata un lavoro. Prima era fonte di sprechi perché richiedeva costi esagerati per la manutenzione. Ora è una fonte di reddito. Sono contento, nel mio piccolo, di aver contribuito al rilancio del nostro territorio”.

Nel corso degli anni non sono mancate le tentazioni: “Voleva comprarla Carlo Degli Esposti, produttore della Palomar. Voleva farla diventare un museo, un set cinematografico perenne. Ma non ero pronto a un investimento di questo tipo. Sono subentrati fattori emotivi e affettivi, le mie figlie mi avrebbero cacciato di casa (ride, ndr). Si sono presentati anche degli investitori stranieri, qualcuno voleva farne uno chalet… Ma non se n’è mai fatto nulla. La casa non è in vendita”. La fiction del commissario, in onda dal 1999, a un certo punto della sua storia rischiò di salutare per sempre la provincia di Ragusa e migrare altrove: “Alcuni amministratori, poco sensibili e per nulla accoglienti, volevano far pagare alla troupe della royalties per girare. Follia pura. Ancora oggi subiamo la pressione di regioni come la Puglia, molto avanzate turisticamente, che fanno ponti d’oro alle produzioni, sostenendo una serie d’attività che rendono facile la vita di chi lavora. Da noi purtroppo ci si trova di fronte a muri d’ignoranza, incultura, insensibilità, non si capisce che il beneficio della fiction è per tutti. Il mio barbiere mi ha detto che va avanti grazie ai 4-5 servizi al giorno fatti ai turisti. Capite? Me lo dice un barbiere… Il turismo fa bene a tutti”.

Punta Secca, secondo Di Quattro, non è più il luogo magico di un tempo: “Direi che è cambiata in modo strabiliante. Punta Secca della nostra infanzia era uno scrigno magico, il posto dei sogni, una famiglia allargata che condivideva tutto. Dal punto di vista urbanistico era sano, era bello, non aveva brutture. L’edilizia è uno dei motori dell’economia, ma negli ultimi quindi anni ho notato un netto imbarbarimento… Alcuni imprenditori spesso sacrificano la sensibilità estetica sull’altare del profitto”. Cosa vuol dire, oggi, essere il proprietario della casa più invidiata d’Italia? “Prendo spunto dal mio papà. Per lui il fenomeno Montalbano era diventata un’occasione per parlare con la gente, raccontare aneddoti ai ragazzini, mentre stava seduto in pantaloncini sulla spiaggia. Non voglio fare retorica, ma non mi è cambiato nulla. Non sono stato scosso da un’onda di emotività. Però provo una grande soddisfazione personale. Mi fa piacere concorrere a rendere più bella la nostra zona. Vorrei che questa casa, la casa di Montalbano, diventasse simbolo di rinascita dell’intera Sicilia”.

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