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Se in questi giorni, fra Santa Croce e Punta Secca, vi ritroverete di fronte un uomo accovacciato su un marciapiede, che batte su una vecchia macchina da scrivere, non siate diffidenti. Anzi, avvicinatevi. Scoprirete un giovane talento 34enne di Rovigo: si chiama Walter Lazzarin, professione “scrittore per strada”. Due lauree (in Economia Aziendale e in Filosofia), una vita da girovago. Walter è in marcia da quasi un anno per promuovere il suo ultimo libro. Si è inventato un modo nuovo per catturare l’attenzione dei potenziali lettori. Li attira – senza furberie – al suo fianco, gli regala un tautogramma e gli parla del libro, senza forzature.

Lazzarin è uno degli ospiti di Libri d’aMare, la rassegna letteraria che si svolge nel weekend a Punta Secca. Ogni sera avrà uno spazio per presentare la sua ultima creazione: “Il drago non si droga”. Noi lo abbiamo incontrato nel corso di un aperitivo letterario che si è tenuto giovedì sera a Santa Croce: “Il drago non si droga è la storia di un bambino arrabbiato con la mamma – ci spiega – Arrabbiato a tal punto che decide di scappare da casa. Così a mezzanotte prende il suo drago di peluche, il suo amico immaginario, esce di casa e attraversa la via centrale del paese. Si infila nelle inferriate dei giardini pubblici, che di notte sono chiusi. Lui è solito frequentarli di giorno, ma vuole scoprire cosa conservano di notte. Sente dei tossicodipendenti discutere, così si avvicina e scopre che uno di loro lo conosce meglio di quanto pensasse…”

Perché sei diventato uno scrittore per strada?
“Qualche tempo fa ho avuto l’idea di scrivere una storia in cui il protagonista decideva di girare l’Italia, porta a porta, campanello per campanello, per promuovere il suo ultimo libro. Per rendere credibile la trama ho cominciato a chiedere informazioni. Ho chiesto a un mio amico commercialista le spese che il personaggio del mio libro avrebbe dovuto affrontare. Ho capito che in qualche modo il ragazzo poteva farcela. Così ho pensato: perché lui può farcela e io no?”.

Poi com’è andata?
“Ho tenuto l’idea in sospeso per un po’ di tempo, poi, dopo aver scritto ‘Il drago non si droga’, ho realizzato che era il momento di partire”.

In cosa consiste la vita di uno scrittore per strada?
“Sono io che vado dai miei lettori, mi butto nelle loro strade, cercando di essere meno invasivo possibile. La gente, specialmente nelle grandi città, è subissata da mendicanti che chiedono l’elemosina o dai venditori di rose o accendini. Io invece approccio con un semplice ciao. Se qualcuno risponde al saluto o si sofferma, chiedo se ha mai letto un tautogramma o se vuole sapere cosa sto combinando. Da lì instauriamo un dialogo. Ma qualcuno preferisce andar via perché non è interessato”.

Com’è questa storia dei tautogrammi?
“E’ un modo di catturare la loro attenzione, un modo veloce per farmi riconoscere. Li scrivo a macchina e li regalo. Si tratta di brevi composizioni di senso compiuto, in cui tutte le parole cominciano con la medesima lettera. Non c’entrano nulla con il libro, ma è un modo per far capire ai miei interlocutori che non sono un pirla qualunque”.

Viaggi sempre con questa vecchia macchina da scrivere?
“Sì, è una Lettera 25 che mi ha regalato la Olivetti. Originariamente andavo in giro con una Lettera 32 di mia madre, che faceva la giornalista. Durante uno dei miei viaggi si è rotta. La Olivetti sapeva della mia attività, così mi sono rivolto a loro per chiedere se era possibile ripararla. Ma il carrello era compromesso e non esistevano più i pezzi di ricambio. Così me ne hanno regalata una nuova. Purtroppo è già ridotta male, dentro il mio trolley non se la passa molto bene”.

Qual è il tuo pubblico prediletto?
“Sono spesso circondato da bambini. Sono curiosi, gli piace sapere quello che faccio. Le persone più anziane, invece, mi chiedono solo della mia macchina da scrivere (ride, ndr)”.

E’ la prima volta dalle nostre parti?
“Assolutamente sì”.

Cosa ti inventerai in futuro?
“Vorrei essere uno scrittore e basta, magari viaggiare solo nel weekend. Ho dato il nome di scrittore per strada al mio progetto itinerante, ma non vorrei essere conosciuto solo per questo”.

Walter Lazzarin e la sua Lettera 25
Walter Lazzarin e la sua Lettera 25

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