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Pubblicato nel 1974, “Intervista con la Storia” è uno dei capolavori giornalistici di Oriana Fallaci, fiorentina, giornalista definita dal Rettore del Columbia College di Chicago “uno degli autori più letti e amati del mondo”. Personalmente l’ho amata e ammirata e, oserei dire, “posseduta” da quando avevo 16 anni, e non l’ho mai abbandonata, come una certa intellighenzia di sinistra fece negli ultimi anni del suo esilio volontario a New York a causa del suo atteggiamento fortemente critico nei confronti del mondo islamico, maturato dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001 . L’ho scoperta attraverso “Lettera ad un bambino mai nato”, quando in un paesino del Sud per una ragazza di famiglia cattolica dire semplicemente che lo Stato italiano doveva dare a tutte le donne una legge sull’aborto, posto che per ogni donna perdere un figlio è comunque un lutto, era semplicemente disdicevole, oserei dire, eretico!

L’ho assaporata leggendo “Penelope alla guerra” perchè ho capito che una donna può emanciparsi restando tale e può raggiungere i propri traguardi professionali semplicemente preparandosi e lottando come persona, mantenendo la sensibilità che solo chi è naturalmente destinata alla maternità e, quindi, all’accoglienza, può e deve avere e mantenere sempre! L’ho amata quando ci consegnò la sua folle, intensa, totalizzante storia d’amore per Aleko Panagulis in “Un Uomo”! L’ho ammirata quando ci consegnava i suoi reportage lucidi, caustici, magici nella loro crudeltà pedissequamente riportata di luoghi di guerra e di personalità che hanno scritto la storia contemporanea nel bene e nel male, quali appunto quelli contenuti in “Intervista con la Storia”! L’ho accolta e condivisa nella sua “furente sfuriata” contro il mondo arabo all’indomani dell’attacco dell’11 settembre alle Twin Towers di New York, a stento contenuta nella c.d trilogia (“La rabbia e l’orgoglio”; “La forza della ragione”, “Oriana Fallaci intervista se stessa-L’apocalisse”).

Stante il fiume di sangue che ha attraversato l’Europa nell’appena trascorso mese di luglio, che porta una sola matrice (a volte anche emulata, ahime!), corrispondente all’ISIS, e che, purtroppo ha colpito direttamente anche la nostra comunità nella persona di Adele Puglisi, con la quale ho condiviso molte estati della mia adolescenza (non solo perché compagna di giochi ma soprattutto perché cugina di parte materna) vi voglio citare alcuni passaggi delle interviste che la “mia” Oriana ottenne da Yassir Arafat e da George Habash nel marzo del 1972, riportate nel suo libro “Intervista con la storia”, con l’augurio che tra un bagno e l’altro nello splendido mare della nostra costiera camarinense vi possa essere d’aiuto nel comprendere le origini e, necessariamente, curare le conseguenze della patologia di cui oggi soffre l’Europa, stante la consistente e costante presenza di musulmani sul territorio della nostra “Città del Sole”.

Per inciso, Yassir Arafat, nato al Cairo ed ingegnere civile, premio Nobel per la Pace nel 1994, prima aderisce alla Fratellanza Mussulmana e viene eletto pure Presidente dell’Unione degli studenti Palestinesi, poi fonda Al Fatah, l’organizzazione che ebbe come obiettivo la creazione di uno Stato palestinese indipendente, infine diventa leader dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), unico organismo riconosciuto dagli Stati Arabi come rappresentante legittimo di tutti i palestinesi; mentre George Habash, nato in Israele, pediatra, è tra i fondatori del Movimento Arabo nazionalista e poi leader del FNP (Fronte nazionale della Palestina), organizzazione che avversa lo stato israeliano e che si contrappone all’OLP. Alla domanda della Fallaci sul conflitto tra Palestinesi ed Israeliani: “Voi non volete la pace che tutti auspichiamo!”, Arafat risponde: “No! Non vogliamo la pace. Vogliamo la guerra, la vittoria. La pace per noi significa distruzione di Israele e nient’altro. Ciò che voi chiamate pace, è pace per Israele e gli imperialisti. Per noi è ingiustizia e vergogna. Combatteremo fino alla vittoria. Decine di anni se necessario, generazioni”.

Alla domanda della Fallaci ad Habash sul perchè il FNP, specializzato in attentati terroristici, molti dei quali portati a segno nell’Europa di quegli anni (id est gli anni ’70), volesse imporre agli europei una guerra che non ci appartiene, Habash risponde: “…il nostro nemico è Israele… ma se dovessimo fronteggiare solo Israele la faccenda sarebbe quasi semplice… ma noi dobbiamo fronteggiare chiunque appoggi Israele economicamente, militarmente, politicamente, ideologicamente. Vale a dire tutti i Paesi capitalisti che hanno voluto Israele e ora se ne servono come baluardo nei loro interessi in Arabia. Questi Paesi includono, oltre all’America, quasi tutta l’Europa”. Come avrete capito queste sono le radici del nuovo terrorismo internazionale siglato ISIS! E noi europei come reagiamo a tutto ciò? Col “buonismo” di papa Bergoglio? Con l’accoglienza interessata di Alfano? Con il “machismo” da sagrestia di Renzi? Con i “pianti di coccodrillo” della Merkel?

Eppure noi europei avremmo potuto e dovuto essere i protagonisti nella programmazione, gestione e risoluzione di un tale nuovo “flagello di Dio”! Almeno noi italiani avremmo potuto essere i registi di tutto, stante che le nostre coste e i nostri confini sono i più violati dai migranti, non sempre profughi e rifugiati politici reali, ma spesso fittizi e strumentalizzati dalla criminalità internazionale! Noi che abbiamo eliminato con rigore e leggi di emergenza fenomeni scellerati come il terrorismo targato Brigate Rosse, noi che abbiamo arginato e continuiamo a tenere a bada Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, noi dovremmo sapere che bisogna essere severi, inflessibili, incorruttibili per impedire questa “invasione di massa di disperati” e le infiltrazioni terroristiche di stampo religioso, per far sì che un intero continente come quello africano non si spopoli o muoia di aids, che il mondo arabo trovi finalmente il suo equilibrio tra religione e legge, tra pseudo usurpatori (israeliani) e pseudo usurpati (palestinesi). E invece? Lasciamo che tutto scorra, che tutto passi…aspettiamo che dopo la tempesta arrivi il sereno. Ma purtroppo non sarà cosi se l’Europa, in primis l’Italia, non avrà l’onestà intellettuale di abbandonare il proprio fariseismo cattolico-protestante e di cooperare nell’individuazione e nella sconfitta del nemico comune. L’alternativa sarà l’islamizzazione integralista del Vecchio Continente e avremo sulle coscienze il futuro di milioni di donne da poco emancipate o ancora in attesa di una libertà solo immaginata.

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