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Volete conoscere la mia opinione su tutto questo ‘bailamme’ originato dalla notizia giornalistica sul riordino della rete ospedaliera siciliana? È proprio una grande confusione che, purtroppo, genera nella pubblica opinione la sempre più marcata sensazione che la sanità regionale stia diventando una “nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello!” (Dante).

Tutto nasce da un decreto, il famoso decreto ‘Balduzzi’, dal nome dell’allora Ministro della Salute, datato 13 settembre 2012, che detta le norme per la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero delle Finanze e dell’Economia, successivamente ha emanato il Decreto 2 aprile 2015 n.70 con oggetto “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera.”, con il quale si stabilisce che le Regioni “provvedono, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ad adottare il provvedimento generale di programmazione di riduzione della dotazione dei posti letto ospedalieri…”. Poiché il detto decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 4 giugno 2015, le Regioni avrebbero dovuto adottare il provvedimento generale di programmazione entro il 4 settembre 2015. La nostra Regione ha fatto tutto con calma e solamente ai primi di agosto 2016 il Ministero della Salute ha formalmente approvato il documento trasmesso da Palermo a Roma nel mese di giugno.

A settembre scoppia ‘il caso riorganizzazione della rete ospedaliera’, appena filtrano notizie su chiusura di reparti e, soprattutto, di parecchi pronto soccorso. Chi esulta, come il manager dell’ASP di Trapani, e chi protesta, come sindacati e svariati sindaci. Ieri, 16 settembre, un comunicato a firma congiunta di Raciti, Anselmo e Gucciardi (Assessore alla Salute), riporta la seguente dichiarazione: “Nessuna nuova bozza di rete ospedaliera e dell’estrema urgenza è attualmente definita”. Quindi si riparte ex novo e tutte le chiacchiere su ‘Spoke’ e ‘Hub’ (perché poi utilizzare l’inglese? forse per confondere ulteriormente le idee al cosiddetto ‘uomo delle strade’?), su Pronto Soccorso da chiudere, su reparti da spostare, su ospedali di comunità, vanno a farsi ‘benedire’. ‘Così è (se vi pare)’ sembra ripetere dal mondo dei più il nostro Pirandello, così è fatta la nostra Sicilia. I nostri ospedali, ma soprattutto i nostri ammalati, attendono da anni nuove unità di personale per avere un’assistenza più adeguata e senza lunghi tempi attesa, ma forse qualcuno preferisce ancora oggi prendere l’aereo e andare oltre lo Stretto, ma questo qualcuno non può essere di certo chi ha problemi urgenti e chi non ha nemmeno l’essenziale per vivere.

Ermocrate

Ecco il “documento con i tagli” (illustrato dall’assessore alla Salute Gucciardi prima ai direttori generali delle aziende, poi ai sindacati) di come potrebbe cambiare la sanità siciliana e quella Ragusana?

Ci sarebbero tre mega ospedali (Hub), quindici un po’ più piccoli (detti Spoke), 23 presidi ospedalieri di base, 7 ospedali in zone disagiate e tre ospedali di comunità. Entrerebbe in piena funzione la creazione degli “ospedali riuniti”: più nosocomi (due o tre al massimo) passerebbero sotto un’unica amministrazione centrale. La razionalizzazione si tradurrebbe anche nella distribuzione dei reparti: quelli presenti in una delle strutture degli ospedali riuniti non sarebbero presenti nelle altre strutture dello stesso polo. E così, “salterebbero” una decina di pronto soccorso: quelli che non prevedono più di 20 mila accessi l’anno. In provincia di Ragusa Lo “spoke” sarebbe l’ospedale “Giovanni Paolo II – Maria Paternò Arezzo”, mentre i presidi ospedalieri di base sarebbero quelli di Modica e gli ospedali riuniti di Vittoria e Comiso (“salterebbe” il pronto soccorso proprio al Regina Margherita di Comiso). Il sistema si basa sul concetto che non c’è Pronto Soccorso dove non ci sono almeno 20.000 accessi, sperabilmente appropriati. Questo nell’ottica delle competenze professionali acquisite e mantenute, nel solo interesse della sicurezza del paziente. E dove non c’è pronto soccorso non c’è ospedale ma solo strutture territoriali di supporto”. L’ospedale di comunità in questo caso diventerebbe quello di Scicli.

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