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“Cu ti lu dissi”, questo il nome dello spettacolo d’arte e immagine che si è tenuto domenica 2 ottobre a Comiso. Interamente scaturito dalla forza creativa della giovane Simona Cantelli, che ne ha curato i dettagli, ha trovato un buon riscontro di pubblico. A collaborare con lei Salvo Petralia, che si è cimentato non solo nella realizzazione del video documentario ma anche degli scatti fotografici, mostrando grande professionalità e competenza in un settore che non è il suo lavoro principale, ma evidenziando di aver ottime chance per il futuro. L’argomento trattato parte dalla storia della dominazione araba in Sicilia la cui traccia è rimasta visibile su alcuni edifici, balconi e frontali di porte e portoni, soprattutto si è voluta ripercorrere la storia delle “teste di mori”. Il tutto inizia con un viaggio, da Palermo passando per Caltagirone e giungendo a Comiso. In questo itinerario di grande suggestione, i famosi vasi prendono vita, si personificano. Undici modelli, dotati di turbanti e truccati proprio come le famose ceramiche che riproducono le “teste di mori” hanno sfilato recando in mano un’immagine, una foto trasformata in dipinto, che le riproduce. Il tutto allo scopo di personificare tali figure, dare loro una vita anche solo per un attimo.

“L’idea è nata prendendo spunto da alcuni aspetti del nostro territorio – ha chiarito la giovane Simona Cantelli – abbiamo delle bellezze straordinarie che vanno messe in risalto. Ho subito scelto le teste di moro perché riprendono il mio percorso, partendo dalla storia dei pupi siciliani, che è il mio percorso artistico. Prima di realizzare le teste di moro ho realizzato sette quadri che sono i pupi siciliani. Poi ho voluto creare la figura della sicilianità ed un altro elemento che si riscontra in essa sono le teste di moro che troviamo nelle ceramiche e sono diffuse in tutta la zona. Ho immaginato che queste teste prendessero vita, per un attimo, facendo degli autoritratti ed ho visto in ognuno di loro una caratteristica che mi ha colpito”. A sostenere la forza creativa di Simona, l’associazione Liberarte di Comiso, attenta sempre ad incentivare le risorse umane del territorio e la promozione della sua realtà. “Liberarte ha sposato questo progetto perché è venuto da una persona che era piena di idee e le voleva realizzare, – ha ammesso il presidente di Liberarte, l’Avv. Stefano Garofalo – noi le abbiamo dato la possibilità di realizzare e patrocinare questo progetto in maniera tale che potesse avere la massima libertà creativa ed artistica per realizzarlo e per dare un segnale di sé. Lo scopo di Liberarte è anche questo, tirare fuori da ciascuno di noi quello che serve per poter realizzare le proprie idee, nel campo della pittura, della scultura, della musica, del teatro e via dicendo. Noi cercheremo sempre a tutti i livelli di dare delle possibilità e quegli spazi che una persona che pochi conoscono potrà mai avere. Nello statuto della nostra associazione la cosa principale è il vernacolare, cioè il territorio, le origini, le tradizioni, la storia, la cultura, la microstoria e non si intende solo quella comisana ma di tutti gli iblei in generale”. La cornice scenica è stata ravvivata dall’attrice Tiziana Bellassai che ha interpretato, insieme a due giovanissimi, un passo di Buttitta. Le luci ed il suono sono stati curati da Biagio Giannì. Ha presentato Isabella Papiro. Le opere verranno messe in esposizione dal 2 al 31 ottobre presso il Ristorante “Sotto torchio” di Comiso.

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