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Trent’anni di carcere per Veronica Panarello: è questa la richiesta della Procura di Ragusa, giunta al termine della requisitoria in cui il pm ha definito la donna “egocentrica, bugiarda e manipolatrice” a causa di un “protagonismo esagerato”. La Panarello è accusata di avere ucciso con premeditazione il figlio Loris di 8 anni e di averne occultato il cadavere. Il processo si celebra, a porte chiuse, col rito abbreviato davanti al Gup Andrea Reale. Il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota hanno ricostruito la personalità dell’imputata e il suo vissuto personale. Ma anche il contesto in cui è maturato il delitto e in particolare il “contrastato rapporto” che avrebbe avuto con il bambino che trattava da amico e non da figlio. Durante l’intervento dei magistrati Veronica Panarello avrebbe ascoltato in silenzio. La Procura inoltre ha definito “plausibile” il movente fornito dalla donna, cioè la relazione extraconiugale con il suocero.

Le accuse a carico di Veronica  sono omicidio premeditato aggravato e occultamento di cadavere. La Panarello, nelle dichiarazioni rese spontaneamente la scorsa settimana, ha confermato la sua ultima versione, secondo la quale ad uccidere Loris sarebbe stato il suocero, Andrea Stival. Lo stesso era presente in aula assieme al figlio Davide Stival, marito dell’imputata (l’uomo chiederà la separazione). L’udienza è cominciata dopo le 10: Veronica Panarello è arrivata in tribunale scortata dalla polizia penitenziaria. Abiti neri e sguardo basso, si è diretta velocemente in aula. Il suo avvocato, Francesco Villardita, aveva ammesso che Veronica “è tesa come lo sarebbe qualsiasi altro essere umano”. Mercoledì tocca alle parti civili, venerdì l’arringa della difesa. La sentenza del giudice arriverà quindi la prossima settimana.

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