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Si è chiusa oggi una settimana intensa per le sorti di Veronica Panarello. Dopo la richiesta di 30 anni di reclusione avanzata dal pm di Ragusa, oggi toccava alla difesa. Che in realtà è anche accusa. Nel senso che Veronica da qualche mese continua a puntare il dito sul suocero Andrea Stival, ritenuto l’autore materiale dell’omicidio del piccolo Loris. Il legale della Panarello, Francesco Villardita, è arrivato in tribunale ‘scortato’ dai suoi assistenti con due faldoni carichi di documenti. Ai giornalisti, questa volta, non ha anticipato alcun argomento relativo alla sua arringa. In aula, ancora vestita di nero, c’è Veronica. Presente anche il marito Davide Stival. Ha declinato l’invito, invece, Andrea Stival perché “stanco di sentire le bugie della donna”, come sottolinea il suo avvocato Salvatore Biazzo. Stival, proprio a causa delle dichiarazioni di Veronica (che ha tirato fuori il movente della relazione extraconiugale) è indagato per concorso in omicidio e occultamento di cadavere in un altro procedimento.

Da palazzo di Giustizia sono filtrate alcune argomentazioni portate in aula da Villardita: “Veronica Panarello – ha spiegato l’avvocato nella sua arringa – non è bugiarda, non è una manipolatrice: ha effettuato, invece, un difficoltoso percorso intimo e tormentato per arrivare alla confessione della verità. Veronica è innocente – ha ribadito con forza Villardita – Non ha ucciso suo figlio. Se mai un reato le può essere contestato è quello di concorso anomalo in un evento non voluto”. L’ipotesi per avergli legato le mani potrebbe essere quella di violenza privata. Mentre anche per il penalista resterebbe in piedi l’accusa per l’occultamento di cadavere. Il legale ha contestato la ricostruzione della personalità della sua assistita e ha sottolineato l’impossibilità che la donna avrebbe avuto nel trasportare il corpo di suo figlio da sola. Inoltre ha parlato di anomalie già nel ritrovamento della salma del piccolo.

Così come della sagoma nera che compare nell’auto di Veronica la mattina del delitto: secondo la difesa si tratterebbe di una prova scientifica che certifica la presenza di Andrea Stival. Ma secondo la Procura non lo è. “La sagoma – ha spiegato Salvatore Biazzo, legale di Andrea – è il frutto di un problema di allargamento dell’immagine: è una sgranatura di pixel e su questo gli inquirenti hanno avuto la prova del nove, reperendo una telecamera privata che riprende quell’immagine in modo sovrapposto ma in controcampo. Questa è la prova scientifica”.

L’AVVOCATO DI DAVIDE: “NON SERVE LA PISTOLA FUMANTE”
“La ‘pistola fumante’? Non serve in questo processo che è indiziario. E per noi l’oltre ragionevole dubbio è assolutamente superato. Non ce ne sono dubbi: Veronica Panarello ha mentito”. Lo ha affermato l’avvocato Daniele Scrofani, legale di Davide Stival, in una pausa del processo alla donna accusata di avere ucciso il figlio Loris. “Veronica Panarello – ha aggiunto il penalista – ha sempre modificato le sue ricostruzioni, fino ad arrivare a confessare che è stata lei a legare Loris, accusando il suocero di averlo ucciso, ma le indagini dicono che lui non era in casa al momento del delitto”.

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