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Chi ha detto che la cucina è solo amore per il cibo? L’ultima iniziativa promossa e realizzata da Vincenzo Mormina, chef del ristorante “Il Delfino” a Marina di Ragusa, sprigiona un altro amore autentico: quello per il prossimo. Assieme a dieci partner, che sono anche i fornitori del suo ristorante, Vincenzo ha organizzato una raccolta fondi per aiutare i bambini terremotati di Amatrice. Un gesto di genuina solidarietà, in un momento davvero critico per le popolazioni dell’Italia centrale. Il terremoto del 24 agosto ha spazzato via uomini, donne e paesi. Quello di due giorni fa ha rinsaldato la paura. E i bambini di Amatrice, costretti a un lungo inverno dentro la scuola container, hanno bisogno di assistenza.

Chef, come è nata questa idea?
“Una settimana dopo il terremoto del 24 agosto, venne a trovarmi un rappresentante della ditta Menu. Mi ha detto che avrebbero donato alle popolazioni colpite dal sisma 50 centesimi per ogni confezione di pomodoro venduta. Mi è scattata una molla”.

Ci spiega la sua iniziativa?
“Ho trovato dieci partner: producono vino, olio, formaggi e pasta. Ognuno di loro ha contribuito economicamente, e anche “Il Delfino” ha fatto la sua parte: così abbiamo messo da parte un gruzzolo di 1500 euro. Sarò io personalmente – il 14 o 15 novembre – a consegnare l’assegno al sindaco di Amatrice, con cui sono stato in contatto negli ultimi giorni”.

Come ha accolto la notizia?
“Al telefono era quasi commosso. Non tanto per la cifra che doneremo, quanto per il fatto che non ci siamo dimenticati di loro. Ci ha ringraziato pubblicamente durante una trasmissione televisiva”.

A chi saranno destinati questi soldi?
“Ai bambini dell’asilo. Una parte sarà utilizzata per l’acquisto di libri, quaderni e cancelleria; un’altra per la fornitura di gasolio. Contribuiremo a riscaldare la scuola per i prossimi sei mesi. Non dobbiamo dimenticare che una buona parte di questi bambini ha perso tutto: la famiglia, la casa e i giocattoli. Calato il sipario della tragedia, i riflettori devono sempre rimanere puntati su chi ha bisogno: sarà un inverno lungo e loro devono poter studiare”.

Quella di Amatrice è una tragedia che l’ha colpita molto…
“Assolutamente. I terremoti del passato, anche se meno devastanti rispetto a quello di agosto, hanno amplificato la mia sensibilità verso le popolazioni colpite. Non basta darsi una mano nel momento del bisogno, ma anche nel vivere quotidiano. Spero che questi gesti possano essere emulati dalle istituzioni”.

Lei diventa in questo caso il rappresentante di una comunità
“E’ vero e ne vado fiero. Sono un santacrocese che si recherà ad Amatrice per rappresentare il mio paese e la mia provincia. Ma anche una Sicilia unita. Perché è questo il messaggio che deve passare: uniti si può”.

Ci sono altre iniziative che seguono la stessa linea di pensiero?
“Sì. Assieme ad alcune associazioni di volontariato, abbiamo deciso di offrire un pranzo o una cena a persone che da tempo non mangiano al ristorante, perché magari non possono permetterselo. E’ una cosa fatta nel pieno rispetto dell’anonimato, per non ferire la sensibilità di nessuno. Stiamo toccando diverse zone come Casuzze, Santa Barbara, Marina di Ragusa e la stessa Santa Croce. E’ un progetto già avviato, che mi regala un sorriso e grande carica”.

Un messaggio finale?
“Il mondo ha preso una brutta piega. Pensiamo troppo al progresso e a ostentare ciò che spesso non siamo. A volte bisogna fermarsi e riprendere in mano i veri valori della vita”.

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