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Preferite continuare coi voucher o è meglio tornare alla mensa? Questa domanda, rivolta dal dipartimento ai Servizi Sociali, Scolastici e Culturali ai genitori dei bambini della scuola materna, ha suscitato un nuovo polverone, soprattutto su Facebook. In attesa di conoscere il contenuto delle risposte al questionario (scaduto il 22 novembre) è meglio riassumere i fatti. In attesa di ripristinare il normale servizio della mensa scolastica – sui cui ritardi sindaco e opposizione non la pensano esattamente allo stesso modol’Amministrazione ha istituito una soluzione “ponte” per dare la possibilità ai 250 alunni della scuola dell’infanzia e a 25 insegnanti di non rimanere a digiuno: ossia l’istituzione di un voucher giornaliero del valore di 1,50 euro fino al 31 gennaio. Una soluzione che divide, ma che l’amministrazione in un certo senso potrebbe (sottolineiamo potrebbe) scegliere di adottare fino al termine dell’anno scolastico qualora dalle urne – o dai questionari in questo caso – vengano fuori risposte positive. Su Facebook alcuni genitori si lamentano: “Doveva essere una cosa momentanea. Un caloroso applauso all’inventore di questo vergognoso questionario, meschino e povero di umiltà. Questa improvvisata me lo chiamano anche servizio e si prendono pure i meriti… Bravissimi. Spero in una protesta generale” scrive un papà.

Il sindaco Franca Iurato cerca di smorzare la polemica, dando ulteriori spiegazioni sull’accaduto: “La mensa è uno dei molti servizi a domanda individuale, erogabili dai Comuni, e che fin ora è stato erogato nel nostro comune, con una compartecipazione delle famiglie per il 40% cioè veniva acquistato anticipatamente dalle famiglie per ogni bambino che intendeva fruire del servizio un blocchetto per 15 buoni pasti euro 17 circa. I bambini iscritti presso la scuola materna sono circa 250 (più 25 insegnanti), e al massimo, dallo storico, a fruire del servizio mensa non sono mai stati più di 130, per ragioni diverse, non ultimo un disagio economico. Il servizio mensa viene affidato mediante bando di gara pubblico, e sappiamo per certo che nessuna azienda di S.Croce ha i requisiti né è attrezzata per partecipare, quindi 60.000 euro (tale l’importo annuo) che sarà messo a bando non resterà a S.Croce, perché il cibo per i bimbi chiaramente sarà acquistato fuori. Un altro aspetto, il più importante, è che il voucher viene dato a tutti i 250 bambini, senza alcuna compartecipazione preventiva delle famiglie, non discriminando chi non se lo può permettere, ovviamente legato alla presenza. Per quanto riguarda le modalità di gestione, i genitori in accordo con le insegnanti, potranno organizzarsi come meglio ritengono, fermo restando che la mensa tradizionale prevede la compartecipazione. Ritenendo questa modalità più inclusiva, più vantaggiosa perché questi soldi vengono spesi a S.Croce, prima di fare partire il bando tradizionale abbiamo ritenuto opportuno fare questo passaggio di “democrazia partecipata”. SOTTO LA FOTO DEL QUESTIONARIO

questionario

2 Commenti

  1. Rosario Mauro

    25 novembre 2016 a 13:21

    Populismo di bassa lega, spacciato per democrazia partecipata. Praticamente un insulto all’intelletto degli interlocutori.

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  2. Lia

    30 novembre 2016 a 23:48

    Non dicono che possono garantire solo un primo con un voucher da un euro e cinquanta….. Educazione alimentare significa abituare i bambini sin dai banchi a mangiare anche il secondo, il contorno di verdure e la frutta. Buone abitudini alimentari che invece vengono negate a Santa Croce …….

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