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Il 4 dicembre 2016 noi italiani abbiamo scelto di non confermare la proposta di riforma della Costituzione Italiana preparata e formulata dal Governo Renzi e lo abbiamo fatto con una maggioranza netta, inequivocabile, trasversale ma consapevole. La conseguenza immediata, subito dopo la mezzanotte dello stesso giorno, è stata la caduta del governo stesso. Nel suo discorso Renzi dice, tra l’altro: “Con la mia riforma volevo fare saltare un po’ di poltrone (riferendosi alla riforma del Senato che prevedeva solo 100 senatori, ndr) ma l’unica poltrona che è saltata è la mia!”. Ebbene io come giurista, cittadina ed elettrice, politicamente libera da legami partitici, non ho gradito questa uscita di scena così plateale, arrogante per certi versi e vittimistica per altri, dato che la mia scelta di votare NO ha avuto motivazioni molto più complesse e sofferte di un mero, bieco “cecchinaggio” nei confronti del signor Renzi!

Infatti il mio NO ha avuto alla base le motivazioni addotte da uomini come il dott. Nino Di Matteo, titolare del c.d “processo Stato-mafia” che si sta svolgendo a Palermo, nel quasi totale disinteresse (imbarazzato ed imbarazzante!) della stampa nazionale! Come il dott. Nicola Gratteri, magistrato calabrese di trincea nella lotta alla ‘ndrangheta’; come il dott. Armando Spataro, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, al quale è stato conferito il Premio “Art.3” per “ il suo coraggioso impegno a custodia dei valori civili e morali della Carta Costituzionale detta”; come professori universitari, anche di diritto costituzionale di fama internazionale, come Stefano Rodotà (non certo di destra) , Gustavo Zagrebelsky e gli altri 49 costituzionalisti (tra i quali Franco Gallo, Enrico Grasso, Cecilia Corsi), che già da aprile di quest’anno avevano pubblicamente bocciato, con motivazioni di forma e di sostanza assolutamente fondate e convincenti, la c.d riforma Boschi-Renzi, oggetto del referendum del 4 dicembre! Nessuno, e sottolineo nessuno, dei sostenitori del NO vuole un sistema parlamentare obsoleto e farraginoso! Nessuno, e sottolineo nessun dei fautori del NO vuole sprechi nella politica, ma tutti hanno ritenuto che si trattava di un progetto che attentava alla rappresentatività, che creava confusione di competenze e di procedure legislative, innestato su una legge elettorale dichiarata parzialmente illegittima dalla Consulta, il tutto presentato con una forma estranea a quella tipica di una Carta costituzionale!

Fatta questa doverosa premessa, non posso non ignorare il secondo significato che il NO ha avuto: quello politico. Ma chi gli ha conferito questo imprinting se non proprio Matteo Renzi? Chi ha ripetuto fino alla nausea “se vince il NO mi dimetto?” Il sig. Matteo Renzi! Lui e solo lui ha trasformato un referendum confermativo, avente ad oggetto la Carta dei diritti e dei doveri fondamentali del cittadino italiano, in un sondaggio sui suoi tanto sbandierati “1000 giorni” di governo! E quindi era inevitabile che le cose andassero come di fatto sono andate! Purtroppo in politica, come del resto nella vita, gli errori si pagano! Questo governo avrebbe prima dovuto cambiare la legge elettorale in modo da evitare, tra l’altro, che i due rami del Parlamento venissero eletti con due metodi diversi (maggioritario e proporzionale) e,ì poi lasciare che un nuovo parlamento, non certo l’esecutivo, modificasse in melius la Costituzione e soprattutto non avrebbe dovuto bruciare milioni di euro per evitare il confronto con l’elettorato! Che poi a mezzanotte e un quarto abbiamo pure dovuto assistere al pianto in diretta del premier, con la servizievole amata sullo sfondo, mi è sembrato proprio plateale e grottesco! Subito la mia mente è corsa ad un personaggio della commedia latina, che studiai e tradussi al Liceo Classico “G.Carducci” di Comiso (attualmente tra i primi dieci licei italiani!): Pirgopolinice, il soldato vanaglorioso protagonista della commedia di Plauto “Miles gloriosus”! Lui rapisce Filocomasìa, amata da Pleusicle, che però Palestrione, servo di Pleusicle, riesce a riportare al proprio padrone. E sapete come riesce quest’ultimo? Approfitta della spavalderia del soldato Pirgopolinice, che si sente il più bello e figo della sua città, lo illude che anche la gemella di Filocomasìa (che in realtà non esiste ma è solo la stessa giovane) è invaghita di lui e lo convince a lasciare libera la sua prigioniera, che così può ritornare dall’amato e quando il miles gloriosus si accorge dell’inganno è ormai troppo tardi! E… non gli resta che piangere!

Ecco mi auguro che dal 5 dicembre 2016 si sia chiusa una pagina imbarazzante della nostra storia e chi deve faccia tesoro della lectio magistralis che lo sfortunato popolo italico ha offerto con garbo, maturità, decoroso silenzio e tanta rabbia repressa ma controllata, a una classe dirigente che nella fretta di “svecchiare” (com’è giusto e necessario fare) il “Sistema Italia” ha gettato dalla finestra l’acqua sporca dimenticando di salvare il bambino!

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