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Era la sua ultima partita in maglia Vigor. L’ultima di una carriera “lunghissima”, nonostante i ventun’anni ancora da compiere. Salvo Rizzo, cresciuto nella squadra di basket del paese, lascia dopo la vittoria di Acireale. Dalla prossima settimana sarà impegnato in una nuova, grande esperienza: “Nei prossimi due anni studierò all’accademia della Marina Mercantile. Mi trasferisco a Genova. Alternerò un piano di studi a terra e dei periodi d’imbarco sulle navi da crociera. Al termine di questo periodo affronterò un esame per diventare sottoufficiale. Nel tempo libero proverò a giocare a basket”. Non sa ancora quanto tempo libero avrà a disposizione, né quale sarà il campetto più vicino a casa.

Guardia, classe ’96, con grandi dote difensive e ottime soluzioni anche in attacco. Un po’ restio a concedere interviste. E’ questo l’identikit di Salvo Rizzo. La Vigor, che negli anni ha imparato a rigenerarsi dopo partenze importanti, anche in questo caso dovrà fare di necessità virtù: “Lasciare è un dispiacere – spiega Rizzo – ma la vita è fatta di scelte. Auguro al coach e ai miei compagni il meglio. Il tempo è dalla loro parte. Quest’inizio di stagione non è stato il massimo, ma i ragazzi – soprattutto i più giovani – avranno modo di integrarsi e migliorare. Lo abbiamo fatto tutti in passato. Il campionato di Serie D, a differenza della C Silver, permette qualche passo falso in più. C’è più tempo per correggere gli errori”.

Una vita in palestra: un po’ per spirito di competizione, un po’ per divertimento. “Gioco da quando avevo 4-5 anni. Da quindici anni vesto i colori di questa società. Ho conosciuto il coach da bambino. Per me, e per tutti quelli che hanno fatto basket, non è un semplice allenatore, ma anche un grande educatore. Ci ha accompagnato nella nostra crescita, ci ha fatto diventare uomini. E’ un percorso che va oltre la pallacanestro”. La squadra, in un piccolo contesto come Santa Croce, diventa anche una grande famiglia: “Forse è questo il nostro punto di forza. Il fatto di essere un gruppo fuori dal campo ci ha dato la possibilità di raggiungere grandi risultati anche dentro”.

Il compagno da imitare? Per Salvo è una questione di famiglia: “Mio fratello Giacomo. A livello tecnico ma anche motivazionale. E’ lui che ancora oggi mi stimola e mi consiglia durante le partite. E’ lui che mi ha portato in palestra. Prendevo spunto dai suoi hobby e li facevo diventare i miei. La mia passione per la pallacanestro nasce grazie a lui, ma è una cosa difficile da spiegare. Il più simpatico nello spogliatoio? Barone. Peppe prima delle partite ti fa ridere, ti dà quella tranquillità che poi è fondamentale prima di scendere in campo”. Salvo lascia (per ora) la squadra, ma continuerà a seguirla da lontano: “Farò il tifo per i miei compagni. Con la vittoria di domenica ci siamo messi alle spalle un periodo complicato. Spero che i ragazzi possano risolvere tutti i problemi e scendere in campo ogni volta a testa alta”.

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