Lo scorso martedì si è svolta l’inaugurazione della mostra collettiva di pittura dal titolo “Riflessi d’arte in 27 artisti camarinensi”, organizzata dal maestro Giovanni Aquila. Sono intervenuti Gaetano Cascone, in qualità di presidente della società santacrocese di Storia Patria, soffermandosi sull’importanza di questo fenomeno a Santa Croce, in cui vi è un alto numero di giovani e donne che dipingono; il sindaco Iurato che, rivolgendosi al maestro Aquila, ha chiesto la continuità di queste mostre organizzandone una più imponente per il periodo di S. Giuseppe. L’ultima parola al maestro, che ha ricordato come nel 1978 organizzò una mostra collettiva a livello provinciale di trenta artisti provenienti da Comiso, Vittoria, Scicli, Ragusa e Santa Croce dove le donne che esposero furono soltanto due. A distanza di quasi 40 anni per la prima volta a esporre sono cinque uomini e ventidue donne. Anche nel nostro comune, in particolare, la pittura è ormai diventata accessibile a tutti.

Giovanni Aquila ha voluto sottolineare alla nostra redazione che “i quadri sono molto figurativi, altri lo sono ma con una tendenza alla stilizzazione delle forme, per cercare di uscire fuori dall’eccessivo figurativismo. Altri quadri sono completamente avviati verso un arte moderna con composizioni astratte, geometriche. Vi sono figure, paesaggi e ritratti fatti con stili diversi”. “Abbiamo sempre fatto incontri con l’arte sia personale, che collettiva – prosegue Aquila -. Tre anni fa con il gruppo di Comiso a palazzo Celestri e prossimamente ne faremo altre, perché nel nome dell’amicizia significa incontrarsi, confrontarsi, parlare di arte e ci si arricchisce. Non organizzare questi eventi significa fossilizzarsi con le proprie capacità”. Come ha conosciuto questi artisti? “Tanti li conoscevo in quanto li ho fatti esporre in altre occasioni, diversi invece si presentano al pubblico per la prima volta”. Queste opere possono essere acquistate? “Chi vorrà potrà farlo: basta mettersi in contatto con l’autore o autrice e verificare se sono disposti a cederle; da un mio punto di vista vendere un’opera significa diffonderla e avere la soddisfazione che sia apprezzata da chi la compra”.

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