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E’ durato 19 giorni il regime di arresti domiciliari: l’ex presidente del Coni provinciale, Sasà Cintolo, è tornato in libertà ieri. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Catania, che ha accolto la richiesta avanzata dal legale di Cintolo, avv. Enrico Platania, e ha rimesso in libertà l’uomo, su cui pende l’accusa di peculato. L’ordinanza era stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa, dopo le accuse sulla gestione poco chiara dei contributi che la Regione Siciliana, nel periodo 2006/2012, mise a disposizione della scuola regionale dello sport di via Magna Grecia, di cui Cintolo era direttore. L’indagato, durante l’interrogatorio di garanzia, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Dagli atti delle indagini condotte dalla finanza si evincerebbero «contatti che lasciano profilare il pericolo di commissione di altri reati contro la pubblica amministrazione mediante un non meglio precisato quanto presunto pilotaggio della gara per l’assegnazione della struttura, sede per l’appunto della scuola dello sport». Il gip, nella sua ordinanza, parla di «cautele non comuni» da parte degli indagati nella vicenda, ce ne sarebbero altri cinque, compreso Cintolo, che avrebbero utilizzato un linguaggio criptico per non farsi comprendere dagli investigatori.

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