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Da qualche settimana il nome di Gianni Di Bari è ufficialmente in ballo per la conquista della poltrona da primo cittadino. L’imprimatur del Pd è arrivato dopo la decisione di Franca Iurato di non ricandidarsi a sindaco. In attesa che altri si facciano avanti – non dovrebbe mancare molto – i cartelloni recanti la foto e gli slogan del ginecologo in pensione, quasi 70 anni, ha preso a circolare con forza. In piazza lo fermano: “Sarà lei il prossimo sindaco, ha un bel carattere”. Di Bari replica: “Dice così perché è un amico”. Poi scambia abbracci e battute. L’intervista si interrompe più volte, ma alla fine va in porto.

Dottore Di Bari, dove nasce e dove porta questa sfida?
“Non è una sfida, lo ritengo piuttosto un dovere civico. Ho sempre vissuto la politica perché è un interesse della vita, come lo sport. Nelle valutazioni fatte in sede di assemblea, mi hanno fatto capire che, nonostante non sia più un gagliardo giovincello, riesco a coniugare l’interesse dei giovani con quello dei meno giovani. Il mio carattere mi porta a rapportarmi facilmente con tutti. Forse è anche merito della mia professione”.

Perché gli altri non sono ancora usciti (del tutto) allo scoperto? Strategia o confusione?
“Se vogliamo nasconderci dietro un dito, diciamo che al momento l’unico candidato sono io. Ma ce ne sono degli altri a monte, da ben prima che venisse fatto il nome di Gianni Di Bari. Io comunque tendo a guardare solo il mio orticello. Vado avanti con le mie convinzioni e con le mie idee, con il mio modo di vedere la polis”.

Si aspetta una campagna elettorale dai toni alti?
“Da parte mia sarà una campagna elettorale fisiologica, dove uno ribadisce quali sono i punti programmatici principali, il modo di pensare, il modo di vedere la vita. Bisogna migliorare la vivibilità di questo paese, che ha delle potenzialità enormi che dobbiamo cercare di far emergere tutti insieme”.

Quali sono i punti fermi del suo programma?
“Ritengo che il nostro futuro e quello dei nostri giovani sia rappresentato dal turismo. Lo sviluppo economico è legato al turismo. Chiaramente l’agricoltura rimane un punto fermo della nostra realtà e dobbiamo cercare di coniugare gli interessi nel rispetto di tutte le categorie”.

Lo sviluppo parte dalla “sua” Punta Secca?
“Io sono legato a Punta Secca perché ci sono nato, ci vivo da sempre e la amo. Ma bisogna guardare con grande interesse anche a Casuzze e Caucana, che sono gioielli paralleli e vanno valorizzati nelle cose essenziali. Ad esempio il tema del parco archeologico: tanti volontari hanno lo hanno reso nuovamente fruibile, con amore e dedizione. Dobbiamo accompagnare questo processo. Abbiamo siti archeologici e culturali che dobbiamo sfruttare, perché siamo una realtà davvero invidiabile”.

Alcuni polemizzano sulla questione anagrafica. Lei ha 70 anni: pensa possa rappresentare un problema?
“La questione anagrafica non è mai un problema. L’anagrafe nell’essenza è il comportamento, il modo di pensare, di rapportarsi con le persone, il modo di intendere il futuro. L’anagrafe è solo una parola, ma i contenuti sono altri”.

Come giudica l’operato del sindaco Franca Iurato?
“Per me si è comportato bene. Avrà potuto peccare a livello di comunicazione, avrà potuto dare l’impressione di essere chiusa. Ma io non ritengo che lo sia. Nei fatti, analizzando il programma annunciato prima delle elezioni, è stato rispettato quasi per intero. Poi ognuno di noi ha dei rapporti umani, politici o di partito, e tira acqua al proprio mulino. Ma di una cosa sono certo: l’amministrazione è una continuità, ma non da ora. Da sempre. Quello che si fa ora è il frutto e il risultato di tanti lavori che si sono fatti prima. E’ normale che ci sia continuità”.

I giovani finiscono sempre in fondo alle promesse elettorali. Ce ne saranno nella sua lista?
“Assolutamente sì. Io incito e stimolo i giovani a prendersi le loro responsabilità, purtroppo non ce ne sono tanti o, se ci sono, vogliono fare da corollario. Devono essere loro a guidare la macchina. Noi dobbiamo metterli nelle condizioni migliori condizioni per realizzare qui, e non lontano da qui, le loro aspirazioni”.

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