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E’ stato il dottor Giovanni Barone, candidato sindaco per la lista #SantaCroceRivive, a inaugurare la stagione dei comizi elettorali in piazza Vittorio Emanuele II. A 15 giorni da voto, si è presentato sul palco in compagnia di Piero Mandarà e Giovanni Giavatto, rivali nel 2012, che hanno scelto di sostenerlo in questa battaglia per la poltrona da primo cittadino: “Il nostro paese è rimasto fermo per cinque anni – ha spiegato Barone nell’introduzione – anzi per molti versi è andato indietro. La posta in gioco è alta. Ci giochiamo il futuro del nostro paese, delle nostre imprese, della nostra economia, dei nostri giovani. Credo che bisogna cambiare radicalmente modo di amministrare. Bisogna dimenticare le vecchie logiche, che andavano bene dieci anni fa. Sarebbe inutile spendere milioni in opere pubbliche senza lasciare soldi a Santa Croce. Abbiamo a cuore l’interesse pubblico, la legalità, ma soprattutto l’identità santacrocese che va rispettata e riproposta”.

Mandarà ha sottolineato l’appartenenza al territorio: “Noi tre, che alle ultime elezioni siamo usciti sconfitti, ci siamo accomodati in tribuna, ma non siamo andati via prima del fischio finale dell’arbitro. Abbiamo assistito alla partita per intero. Altri lo hanno fatto dal salotto di casa, distesi comodamente sul divano. Il nostro amore per Santa Croce non è garanzia di successo, ma è garanzia del fatto che ce la metteremo tutta. Piero Mandarà, Giovanni Barone e Giovanni Giavatto non hanno brama di potere: ma ci tengono a consegnare alle future generazioni un paese migliore e qualche speranza lecita”. Giavatto, nel suo lungo intervento, non ha lesinato critiche a Lucio Schembari e al suo slogan elettorale: “C’è qualcuno che queste elezioni non le vorrebbe, per farci ripiombare in una nuova era di sottomissione, medievalismo. Qualcuno giudica inutile andare a votare perché per avere un sindaco ci vuole il sindaco. Se così stanno le cose, vi chiedo: noi che ci stiamo a fare? Non facciamo elezioni, diamo a questo podestà le chiavi della città e buonanotte… Ecco la chiave. Questo paese non deve essere dei ricchi, soprattutto se arroganti. A vedere la “lenzuolata” di programmi del podestà – ci sono 125 punti programmatici – mi sono smarrito, annichilito. Mi vergogno a dire quello che noi vorremmo realizzare: ma la notizia di una cosa certa che faremo ve la voglio dare: faremo la farmacia comunale”.

INTERVENTO GIAVATTO – SECONDA PARTE

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