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“Una maestra di periferia” è il titolo di un graziosissimo libro scritto dalla santacrocese Giovanna Canzonieri, presentato presso il Parco archeologico di Kaucana sabato 29 luglio. Edito da “Il minuto d’oro” di Massimo Giardina, è il racconto autobiografico di una maestra e della sua lunga carriera tra gli anni ’50 e ’90. L’autrice, una maestra pedagogicamente innovativa per i suoi tempi, ha evidenziato non solo il difficile modo di insegnare quando gli strumenti didattici messi a disposizione erano veramente pochi, ma soprattutto la capacità di saper inventare, giorno per giorno e nelle situazioni più disparate, un modo di educare fatto di dedizione, sentimento e coinvolgimento personale. “È un libro che si pone come via di mezzo tra la narrativa e la saggistica” ha affermato l’editore Giardina sottolineando che non lo si può collocare in modo specifico in nessuno dei due filoni perché li ricomprende entrambi. “In questo libro Giovanna (Canzonieri) non ha solo descritto il percorso educativo intrapreso durante la sua attività di insegnante, ma ha tracciato anche un itinerario storico narrando luoghi e vicende del tempo” ha aggiunto la professoressa Tullia Giardina, che ha relazionato sull’opera.

Durante la presentazione sono state lette alcune poesie, contenute nello scritto, e realizzate dai suoi ex alunni durante la sua docenza. Un momento di particolare commozione si è avuto quando il sindaco Giovanni Barone ha ricordato la figura di Angelo Canzonieri, fratello di Giovanna e prematuramente scomparso da alcuni anni. Anche lui è citato nel libro quando portava nella classe della sorella i primi rudimenti di cinematografia, di cui è stato un appassionato cultore e che ha lasciato numerose sue importanti riperse in super 8 e VHS. Non è un caso che il concetto di “periferia” è ripreso dal titolo del libro della Canzonieri, anche sulla scia del ricordo di Angelo che aveva fondato un gruppo: I sognatori di periferia. La copertina, inoltre, racchiude in sé un messaggio importante. E’ stata disegnata da Ornella Buscema, allora undicenne, che essendo affetta da sordomutismo l’ha disegnata per descriverla. Ed ancora più commovente è stato vederla lì, ormai adulta, a salutare la “sua” maestra e tutti i presenti con la lingua dei segni.

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