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È un tesoro da custodire l’area della fontana di San Martino, sita in territorio ragusano, ma più vicina a Santa Croce Camerina e per questo, a tutti gli effetti, suo patrimonio storico. Il sito accoglie ancora oggi i resti della Fontana di San Martino, chiamata dai santacrocesi “a abbiviratura”, e di un chiostro romano. La storia locale raccontata dall’associazione Arcana narra di una nave spagnola che si arenò sulle nostre coste, e da subito fu contesa fra gli abitanti delle città vicine; tuttavia, debitamente al suo peso, nessuno riuscì ad accaparrarsi il grande blocco di legno. Almeno fino all’arrivo dei cittadini di Santa Croce, i quali riuscirono finalmente ad impadronirsene. Sulla via del ritorno verso il paese, i camarinensi decisero di sostare in Contrada San Martino: qui scelsero di fermarsi presso la fontana voluta da Don Guglielmo Vitale (futuro Barone di Corchigliato) per recuperare le energie. Fu qui che, secondo la narrazione tradizionale, l’acqua si trasformò in vino. Colpiti dai prodigi che arricchirono quella vicenda, gli abitanti di Santa Croce decisero di affidare il legno al maestro Salvatore Bagnasco, le cui sapienti mani diedero vita ad una statua di San Giuseppe. A San Giuseppe il barone dedicò una stanza ed un altare consacrato presso la propria dimora, oggi nota con il nome di Palazzo Vitale-Ciarcià; per quanto riguarda la fontana di San Martino, nel 1806 Guglielmo Vitale fece incidere un’epigrafe, in memoria degli eventi di cui sopra. Il barone morì nel 1832: nello stesso anno Santa Croce cominciò a celebrare la festa di San Giuseppe.

La storia ci lega alla fontana di San Martino e al chiostro romano, ma prima la sopraelevazione della strada, con il cemento e l’asfalto, poi la deviazione dell’acqua che fino alla metà degli anni settanta era motivo di ristoro per i passanti, e alla fine l’incuria e l’abbandono, stanno cancellando una tradizione tutta santacrocese. Siamo ancora in tempo a salvare il salvabile e valorizzarla significa aggiungere un altro tesoro alla comunità camarinense. Una lenta e costante opera di distruzione perpetrata negli ultimi decenni ha convertito la fontana di San Martino e il Chiostro Romano in un cumulo di rifiuti della peggior specie. Adesso spetta a noi, a quelli che vogliamo bene a questo paese, a quelli che ancora ci indigniamo quando vediamo deturpare il nostro territorio. A quelli insomma che pensano che noi tutti siamo i figli di una storia.

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