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Il 17 agosto si è tenuto un Consiglio comunale con parecchi punti all’ordine del giorno. Quelli che sono stati oggetto di maggiore contestazione riguardavano le modifiche al regolamento del Consiglio comunale, relativamente alla disciplina di attribuzioni e funzionamento e allo svolgimento delle sedute consiliari (integrazione). Per quanto riguarda la prima proposta, composta da 8 articoli, aveva lo scopo precipuo di ufficializzare l’istituto delle deleghe consiliari, già utilizzato in altri comuni della provincia, della Sicilia e d’Italia, inserendola però in una disciplina che desse una certa autonomia a tutto il Consiglio, pur essendo il Consiglio comunale già riconosciuto come uno degli organi del Comune – insieme al Sindaco ed alla Giunta – e a qualificare la rappresentanza della Presidenza del Consiglio. Le modifiche riguardavano la creazione di un logo della Presidenza del Consiglio (punto che attraverso un emendamento dell’opposizione è stato cancellato), il distintivo del Presidente del Consiglio, consistente in una fascia simile a quella del sindaco ma di colore bianco e azzurro, inoltre la possibilità di avere una risorsa finanziaria per poter gestire attività inerenti la realizzazione di studi, ricerche, iniziative politico-istituzionali che abbiano una ricaduta a beneficio della collettività. In merito a quest’ultimo punto, la gestione e la rendicontazione seguono le regole della contabilità relativa agli Enti locali.

Ma il punto di maggiore impatto ha riguardato le deleghe consiliari sulle quali si è discusso molto. Occorre, innanzitutto, fare un’importante precisazione. Durante la sua campagna elettorale, Giovanni Barone aveva preso posizione in merito alla necessità di voler assegnare, in caso di vittoria, delle deleghe anche ai consiglieri comunali per poterli rendere partecipi dell’attività amministrativa ma anche di avvalersi delle loro eventuali competenze in determinati settori. Dopo la nomina Barone ha nominato la sua giunta assegnando ad essa determinate deleghe e ne ha mantenute personalmente altre con l’intento di assegnarle ai suoi consiglieri. Da qui la necessità di ufficializzare tali incarichi attraverso una modifica del regolamento, per dare maggiore trasparenza al suo operato. Ovviamente molti altri comuni d’Italia,  hanno già messo in atto l’uso delle deleghe consiliari. Però è opportuna una distinzione: le deleghe consiliari si distinguono da quelle assessoriali in quanto non prevedono retribuzione, non hanno efficacia esterna in quanto il sindaco o l’eventuale assessore ne mantengono la titolarità. Si tratta, più che di vere e proprie deleghe, di collaborazioni che rientrano nelle funzioni di indirizzo e coordinamento e non di competenze di governo. Lo scopo è garantire una migliore azione di governo permettendo ai consiglieri di potersi rendere “utili” anche fuori dai normali compiti d’aula. Preso atto che tale istituto delle deleghe va inserito all’interno dello Statuto Comunale, la maggioranza ha proposto di modificare il regolamento inserendole al suo interno, in modo da garantirne una più rapida attribuzione, ma altresì di provvedere subito alla modifica dello Statuto, che invece prevede tempi più lunghi di elaborazione (anche di parecchi mesi).

Altro punto della seduta consiliare ha riguardato l’integrazione del regolamento per lo svolgimento delle sedute consiliari con l’inserimento dell’art. 25/bis relativo all’uso dei dispositivi elettronici. Con tale articolo si prevede un uso oculato di telefonini, tablet e dispositivi elettronici durante le sedute del Consiglio Comunale, per evitare distrazioni o riproduzioni audio e video non autorizzate. Con questo non si vuole inibire l’uso dei cellulari e delle normali comunicazioni, bensì farne un uso moderato e limitato ai casi strettamente necessari.

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