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Una nuova storia di famiglia pubblicata dall’Archivio degli Iblei in occasione della ricorrenza del 1 settembre, quando con l’occupazione di Danzica nel 1939 ebbe inizio la II guerra mondiale Giovanni Tidona, conosciuto come “il Boliviano” (e qui si svelerà il perché), racconta la sua storia insieme a quella della sua famiglia ricostruita attraverso i racconti dei parenti, i propri ricordi, alcune fotografie, qualche documento. E’ una storia molto complessa, con qualche aspetto ancora confuso per lo stesso Giovanni, che ha per teatro la Sicilia, l’Europa, la Polonia, l’America latina. Si intrecciano vicende e fenomeni che hanno segnato la storia del secolo scorso: la seconda guerra mondiale; la storia di Danzica, la “città libera” dove ha avuto inizio la II Guerra Mondiale; il destino dei soldati italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 furono imprigionati dai tedeschi e reclusi in quanto “Internati Militari Italiani”; il ritorno a casa di quei soldati, spesso rocambolesco, a guerra conclusa; l’emigrazione in Argentina negli anni ’50; i rimpatri. Particolarmente interessante, anche per le molte domande che pone, è la vicenda umana della madre di Giovanni, Elisabeth Ostrowska, nata a Danzica nel 1929 in una famiglia dove si parlava tedesco ma di nazionalità polacca. E già da questo primo dettaglio si può intuire quanto poco ovvia sia la narrazione della storia di questa donna.

Danzica, secondo quando concordato nella Conferenza di Parigi del 1919 che seguì la Prima Guerra Mondiale, era allora sotto la tutela della Società della Nazioni. L’amministrazione della “Città libera di Danzica” (Freie Stadt Danzig) era di competenza di un governo cittadino saldamente nelle mani della maggioranza tedesca e nelle elezioni locali del 1933 anche a Danzica, come in Germania, il Partito Nazional-socialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) risultò il primo. L’invasione nazista della Polonia, primo atto della seconda guerra mondiale (1 settembre 1939), ebbe inizio a Danzica che divenne a tutti gli effetti territorio del Terzo Reich tedesco. Fu allora che iniziò la deliberata distruzione della cultura polacca e molti luoghi di formazione e cultura furono designati come Nur für Deutsche, “solo per tedeschi”. In pratica, in Polonia come a Danzica, ai giovani e alle giovani polacche fu impedito l’accesso alla scuola superiore. E così anche a Elisabeth Ostrowska, come racconta il figlio Giovanni sulla scorta di quanto ha appreso da sua madre. Tra il 1944 e il 1945, Elisabeth conobbe il ragusano Carmelo Tidona (1921-1980), fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e se ne innamorò. Per la posizione di Carmelo che da Internato Militare diventa “lavoratore civile” nel settembre 1944 si rimanda all’approfondimento intitolato “Da IMI a lavoratore civile”.

I mesi che vanno dalla fine della guerra al rientro a Ragusa sono stati per Giovanni fra i più difficili da ricostruire e qualcosa continua a rimanere poco chiaro. L’arrivo dell’Armata Rossa è preceduto dai bombardamenti alleati, che rasero al suolo la città di Danzica, e fu seguito da momenti di grande confusione nell’amministrazione e nella giustizia. Tutto ciò segnò inevitabilmente la vita dei due giovani fidanzati. Elisabeth fugge dalla città distrutta e, perse le tracce della famiglia, decide in quei convulsi momenti di seguire il giovane soldato italiano nel lungo viaggio che li porterà fino a Ragusa. Qui nascerà nel 1951 Giovanni. Dopo un anno Elisabeth, Carmelo e il piccolo Giovanni salperanno per l’Argentina, dove li aspettavano la madre e il fratello di Carmelo. In Argentina Elisabeth riallaccerà, grazie alla Croce Rossa Internazionale, qualche legame con la sua famiglia di origine e anche con la madre, ragazza-madre emigrata in America già negli anni ’30. In Argentina, travagliata da violente lotte politiche e dove Giovanni scoprirà la musica, la famiglia rimarrà fino al 1969. E sarà proprio la musica a consentire a Giovanni, ormai stabilitosi a Santa Croce Camerina, di trovare una propria identità, anche politica, e nuovi amici. Per tutti sarà “il Boliviano”.

Si ringrazia per le numerose e preziose informazioni sull’occupazione nazista in Polonia Izabela Bernard, dottoranda in Storia presso l’Università di Varsavia. Per le traduzioni dal tedesco si ringrazia Margherita Carbonaro.

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