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Non c’è giorno – dal 7 luglio 1999 (data in cui venne stipulato il famoso “contratto”) – che il tema Mediale non sia presente nell’agenda politica santacrocese o nelle discussioni in piazza e al bar. Non c’è un solo giorno in cui i cittadini santacrocesi abbiano smesso di interrogarsi sull’opportunità di affidare la gestione del servizio idrico integrato a una ditta privata o, meglio ancora, su quanto siano valide (e reali) le opportunità di uscirne. Nelle ultime settimane, a seguito dell’approvazione delle nuove tariffe idriche, la questione è tornata di moda. Giuseppino Agnello, dirigente del Dipartimento di segreteria generale del Comune di Santa Croce dal 1989 al 2015, con l’incarico di vice-segretario comunale dal 1998, ha vissuto quasi sempre in prima persona l’evolversi dei fatti. Ha mediato, ha proposto, ha sollecitato… ha assistito a vent’anni di Mediale. E oggi, a due anni dal pensionamento, ci ha chiesto (e noi lo ringraziamo) di parlare del tema. Di raccontare, brevemente, i fatti. E di fornire – data la sua lunga militanza nella pubblica amministrazione – alcune possibili soluzioni (e o valutazioni) utili alla causa. Di seguito pubblichiamo il suo intervento per intero.

LA  QUESTIONE “MEDIALE”

I fatti e l’opinione – di Giuseppino Agnello

Per quasi 20 anni e 4 campagne elettorali, la questione Mediale è stata al centro di polemiche e proclami, specie delle compagini politiche che aspiravano a sostituire le amministrazioni in carica, dipingendo la ditta concessionaria del Servizio Idrico e fognario, come un diavolo malefico, speculatore e vessatorio, promettendo che una volta ottenuto il consenso dei cittadini, avrebbero loro sì messo a posto ogni cosa anche con azioni coercitive o risoluzione della concessione. Ma assunta la direzione dell’Amministrazione cittadina, dismessa l’armatura guerriera ed indossata quella della ragione e della concretezza, ci si accorgeva che in fondo il diavolo non era di fatto quel drago buttafuoco per come era stato dipinto.

Cercherò nel breve, ma molto nel breve, di riassumere l’intera vicenda.

Alla fine degli anni ’90, la seconda Giunta Cascone cercò di affrontare la mai risolta questione di dotare l’intera fascia costiera del servizio idrico e fognario a fronte di un patrimonio edilizio vasto ed ancora in espansione, al limite della legale abitabilità. In assenza di cercati e non ottenuti finanziamenti pubblici utili allo scopo, la Giunta Cascone optò per l’utilizzo di una specifica norma regionale che introduceva il c.d. progetto-finanza (anni dopo disciplinato a livello nazionale ed ora affinato secondo le direttive europee).

In effetti il Comune gestiva un sistema obsoleto per l’emungimento e la distribuzione dell’acqua potabile che non sempre raggiungeva tutti i quartieri e lasciando quasi totalmente esclusa la fascia costiera. Le stesse criticità riguardavano il sistema fognario. Inoltre la raccolta dei dati relativi al consumo ed al pagamento del servizio idrico, di fognatura e di depurazione veniva espletata con criteri antiquati che impedivano una gestione efficiente ed economica.

Con delibera n.112 del 25/03/1999 la Giunta Cascone approvava la proposta promossa dalla Mediale con progetto presentato il 12/10/1998, ai sensi dell’art.42 ter della L.R. n.21/1985, affidando in concessione alla stessa, nella forma della trattativa privata (come consentito ratione temporis dalla predetta norma regionale), i lavori di costruzione e gestione degli impianti idrici, fognari e di depurazione. In data 06/07/1999 si stipulava il relativo contratto con il quale, nell’ambito della realizzazione degli impianti ed infrastrutture in project financing, il Comune concedeva alla Mediale la gestione del servizio idrico, fognario e di depurazione dell’intero territorio comunale, per la durata di anni quindici a decorrere dal completamento delle opere. La Mediale si impegnava alla costruzione delle opere indicate negli elaborati  del progetto approvato dalla Giunta (delib.112/99) ed a gestire l’intero servizio con criteri di efficienza ed economicità.  Il Comune si impegnava a determinare le tariffe e i canoni in modo da consentire le necessarie condizioni di equilibrio economico, finanziario e gestionale, prevedendo la quota di ammortamento annuale del mutuo utilizzato per finanziare la costruzione delle opere nonché la quota fissa di remunerazione e rimborso delle spese di gestione.

Nel 2008 vengono completate e collaudate le opere (qualcosa è stata stralciata) ed il nuovo sistema parte a regime, secondo l’ “Atto di sottomissione” del 21/05/2008 nel quale vengono quantificati i costi di gestione fissi per circa 750.000 euro annui e circa 1.200.000 (fluttuabili in forza dell’andamento dell’Euribor) annui, per 15 anni. La spesa annua doveva essere garantita dall’entrata tariffaria e quindi dall’utenza.

Le previsioni ottimistiche dell’Amministrazione promotrice dell’azione nel 1999, si basavano soprattutto sul fatto che a fronte di una utenza di circa 6.000 soggetti di partenza, a completamento delle opere l’utenza si sarebbe attestata sulle 10.000 unità, consentendo così che ad invariato tariffario, tale incremento di utenza avrebbe consentito l’equilibrio economico-finanziario della gestione compresa la quota annuale di ammortamento delle opere.

Ma qualcosa nel complesso sistema non ha funzionato.

Le cause sono state molteplici ma cerchiamo di individuarne le principali:

  • Lacunosità della norma regionale innovativa (era prevista l’emanazione di apposito decreto assessoriale di regolamentazione, mai avvenuta) che di conseguenza ha comportato carenze e criticità del contratto stipulato, oggi oggetto di contenzioso con Mediale;
  • Ritardo nell’istallazione dei contatori, specie nel centro urbano, per iniziali carenze organizzative della ditta e la contrapposizione di comitati cittadini spalleggiati nelle predette campagne elettorali;
  • Ritardo e non sufficiente azione della Mediale nel recupero delle evasioni ed elusioni dei destinatari del servizio;
  • Generale perenne conflittualità tra ditta concessionaria ed utenza per modi, tempi e risoluzione di quotidiane problematiche economiche e tecniche per pregiudiziale approccio delle controparti.

Dall’inizio della messa a regime del nuovo sistema, si è instaurato anno per anno, un complesso contenzioso tra il Comune e la Mediale, originato dal fatto che per gli anni di gestione successivi al 2008, gli incassi ottenuti dalla Mediale si sarebbero rivelati inferiori al pattuito. Di tanto la Mediale ha ritenuto responsabile il Comune, colpevole di non avere determinato anno per anno tariffe adeguate ad assicurare al concessionario, il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario.

Dall’altra il Comune, a grandi linee, sostiene che il proprio obbligo contrattuale riguarda esclusivamente l’ammortamento delle spese attinenti i lavori di realizzazione delle opere e non quelle relative alla gestione, rientranti quest’ultime a pieno titolo nel rischio d’impresa assunto dal concessionario.

Analizziamo ora i principali punti di forza e debolezza della questione.

PUNTI DI FORZA

L’intera fascia costiera dispone di un sistema idrico e fognario prima assente, consentendo di fatto la legale abitabilità degli immobili allacciati (prima non possibile) ed il non versamento di liquami non trattati nel mare, rendendo più sicura la balneazione. Il centro urbano usufruisce di un servizio efficiente in termini di erogazione dell’acqua e depurazione fognaria. Aprire il rubinetto e vedere uscire l’acqua non è un fatto scontato, basta vedere e sentire delle drammatiche situazioni che vivono buona parte dei Comuni siciliani e non.

PUNTI DI DEBOLEZZA

Le spese per la costruzione del sistema idrico e fognario della fascia costiera sono state finanziate dagli utenti 2008/2023 (più su quelli dimoranti sulla fascia costiera) e non poteva essere altrimenti per il sistema del progetto-finanza come allora introdotto. I cittadini/utenti hanno visto determinato dal 2008 in poi un sistema tariffario e spese fisse, di molto aumentato rispetto al passato per coprire soprattutto la quota di ammortamento delle opere (per Mediale ancora non sufficiente).

Dal 2015 le tariffe idriche e fognarie sono stabilite da un’Autorità nazionale sulla base di dati economici e strutturali comunicati dall’Ente gestore. Quindi i contenziosi tra Comune e Mediale riguardano il periodo che va dal 2008 al 2014 e possono quantificarsi in circa due milioni di euro. Il collegio difensivo del Comune è composto da 3/4 legali incaricati dalle varie amministrazioni, costato finora circa 40.000 euro.

Sarebbe auspicabile, a fronte della complessità della materia trattata, che si possa addivenire, prima che la causa venga posta in decisione, alla conclusione di un accordo transattivo che contemperi gli interessi in causa e sottragga il Comune all’alea di un giudizio che lo esporrebbe in caso di soccombenza, a gravissime conseguenze in termini di equilibrio economico ed a cascata ripercussioni per l’utenza.

Per fare ciò ci sembrerebbe ragionevole che tutte le forze politiche e sociali del paese si immergessero per un bagno depurativo, nel mare dell’umiltà e della consapevolezza, per un agire di testa e non di pancia pensando alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni (G. La Pira), bandendo trivialità e fraseggio scurrile poco edificante ed educativo, per dopo proporre alla città i termini di scelta di una eventuale soluzione transattiva.

Nel medio termine, valutare le condizioni di efficienza ed economicità per riportare in house l’intera gestione del servizio dal 2023 (scadenza contratto Mediale) con conseguente programmato adattamento della struttura comunale.

Tanto sommessamente mi sentivo di esprimere e ringrazio la testata Santa Croce Web per l’ospitalità.

p.s.: cifre e dati indicati sono rinvenibili da atti pubblici ed ufficiali del Comune.

Un Commento

  1. rosalia

    13 settembre 2017 a 13:09

    Egregio dott. Agnello, grazie per la puntuale ricostruzione della vicenda Mediale volta a far comprendere meglio il problema a molti fuori dal palazzo. Certo se qualche consigliere ne avesse avuto contezza in precedenza (?) forse si sarebbe astenuto da osservazioni risultate… un po’ fuori luogo.
    Per il resto, mi lasci dire “sommessamente” che anche belle frasi dette in modo corretto ed educato conservano il nucleo provocatorio e velenoso che le ha generate.
    Ma di che umiltà e formalismo ipocriti stiamo parlando?
    Accolgo il suggerimento da lei palesato e le do appuntamento, insieme a TUTTI quelli che ne hanno bisogno, ai bagni pubblici ” de la MISERICORDE”.

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