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L’hanno ribattezzata Operazione “Exit Poll”, visto il legame con la politica. Nel corso della conferenza stampa che sio è tenuta a Catania, la procura etnea ha consegnato ai giornalisti presenti un documento in cui si parla dei reati contestati all’ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, al fratello Fabio e alle altre quattro persone per cui è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. Ecco il testo completo:

“Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale etneo nei confronti di sei soggetti in quanto responsabili di scambio elettorale politico-mafioso per fatti attinenti alle elezioni amministrative tenutesi lo scorso anno nel Comune di Vittoria. Inoltre, è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti dell’assessore al Bilancio dell’epoca (Nadia Fiorellini, ndr) per falsificazione delle autenticazioni delle sottoscrizioni delle liste elettorali. Le indagini, coordinate dalla Ddda, sono state svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e hanno portato all’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di:
– Giuseppe Nicosia (cl. 1963), già sindaco di Vittoria per due mandati consecutivi dal 2006 al 2016;
– Fabio Nicosia (cl. 1966), fratello del precedente, eletto consigliere comunale a Vittoria nella tornata elettorale del 2016;
– Giombattista Puccio (cl. 1960), detto “Titta u ballerinu”, di cui è stata accertata giudizialmente nel 2003 la contemporanea appartenenza alle associazioni mafiose “Cosa Nostra” e “Stidda”; il Puccio è stato inoltre coinvolto in diverse operazioni condotte nei confronti del clan stiddaro “Dominante – Carbonaro” (Operazioni Squalo nel 1994 e “Flash Back” nel 2006) ed è indicato da più collaboratori di giustizia quale attuale esponente di spicco della Stidda;
– Venerando Lauretta (cl. 1969), già condannato per la sua appartenenza, al clan “Dominante – Carbonaro”;
– Raffaele Di Pietro (cl. 1962) e Raffaele Giunta (el. 1962), entrambi gravati da vari precedenti penali; i due risultano aver svolto un ruolo di intermediazione attiva nell’accordo criminale stretto tra politica e mafia.

Le Fiamme Gialle, sotto la direzione della Procura, hanno effettuato intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri e acquisizioni documentali. Un contributo notevole è stato altresì fornito dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia da cui è emerso con chiarezza l’intreccio affaristico-politico-mafioso che, nella città di Vittoria, ha condizionato e orientato le scelte elettorali anche prima delle elezioni amministrative del 2016. Il quadro delineato dai collaboratori di giustizia è infatti molto ampio ed evidenzia come i fratelli Nicosia abbiano ricevuto a Vittoria il sostegno elettorale della “Stidda” sia nelle amministrative del 2006 e 2011, sia nelle regionali/nazionali del 2008 e 2012.

Il convogliamento dei voti, secondo il dato univocamente acquisito, veniva ripagato dal sindaco Giuseppe Nicosia con l’assegnazione di appalti e posti di lavoro a favore degli attuali coindagati Giunta e Di Pietro. In questo allarmante scenario le attività dei Finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania hanno consentito di tracciare ed attualizzare i contatti avvenuti tra i fratelli Nicosia ed esponenti di vertice della “Stidda”, sodalizio mafioso che risulta essere particolarmente attivo, in area vittoriese, nella gestione economica di interi settori quali la raccolta della plastica e la produzione degli imballaggi per i prodotti ortofrutticoli.

Sí inserisce in questo quadro la strategia politica dei fratelli Nicosia, orientata a mantenere e consolidare il peso e l’autorevolezza conquistati nel corso dell’ultimo decennio nelle decisioni del governo locale. Il collaudato sistema clientelare si reggeva inoltre anche sui voti degli operatori ecologici: alle ultime elezioni, il sindaco uscente Giuseppe Nicosia assicurava infatti l’assunzione di 60 dipendenti dalla società subentrante nella gestione dei rifiuti a Vittoria. Nel corso delle indagini è stata tra l’altro altresì monitorata una riunione, sollecitata dal Di Pietro, tra i fratelli Nicosia e i lavoratori dell’azienda di gestione dei rifiuti, finalizzata a sancire il sostegno elettorale di quest’ultimi in favore dei Nicosia. Nelle fasi antecedenti la competizione elettorale del 2016, sono stati registrati contatti tra i Nicosia e gli esponenti di vertice del clan stiddaro Giombattista Puccio e Venerando Lauretta. Si è accertato in particolare che Raffaele Giunta, anch’egli candidato al Consiglio Comunale prima che uno scandalo mediatico gli imponesse il ritiro dalla competizione, chiamava Venerando Lauretta richiedendo allo stesso la ricerca di voti a suo favore. Il Lauretta, in risposta, evidenziava di essere già impegnato a sostenere la coalizione appoggiata dai Nicosia, aggiungendo che, in cambio, gli era stato promesso dal sindaco uscente lo sgombero di un edificio pubblico, dove consentirgli di avviare un centro di assistenza per persone con handicap.

L’1 giugno 2016 gli investigatori hanno assistito a un incontro tra Fabio Nicosia e Giombattista Puccio, svoltosi presso la sede di una società di imballaggi in cartone. Il contatto tra Puccio e Nicosia è stato confermato anche da successive captazioni di conversazioni telefoniche tra Di Pietro e Puccio. Da queste ultime si è rilevata la disponibilità del Puccio a fornire sostegno elettorale in cambio di benefici connessi allo svolgimento delle attività economiche gestite dal proprio figlio nel settore della rimozione dei rifiuti. Da ultimo, destinataria della misura interdittiva è Nadia Fiorellini (cl. 1962), all’epoca dei fatti assessore al Comune di Vittoria, che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, risponde di falso ideologico in atto pubblico avendo falsamente autenticato come apposte in sua presenza numerose firme per la presentazione della lista elettorale “Nuove idee” in cui era candidato Fabio Nicosia, firme che di fatto erano state invece apposte dai coindagati Di Pietro e Giunta”.

MOSCATO INDAGATO, CONSIGLIO RISCHIA SCIOGLIMENTO
Secondo quanto riferito dalla Procura, nel filone d’inchiesta sarebbe ancora presente il nome di Giovanni Moscato, attuale sindaco di Vittoria, che con i fratelli Nicosia avrebbe stretto un “patto elettorale” in vista del ballottaggio delle scorse Amministrative. Il primo cittadino è tuttora indagato per corruzione elettorale. Si rischia lo scioglimento del Consiglio comunale, di cui fa parte Fabio Nicosia, per infiltrazioni mafiose. Dalle carte, invece, non emerge il nome di Ciccio Aiello: a suo carico non sono stati riscontrati fatti “penalmente rilevabili”.

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