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Il Comune di Santa Croce Camerina ha dichiarato la propria disponibilità all’acquisizione nel proprio patrimonio immobiliare di tre beni confiscati alla mafia. Questo è in sintesi il contenuto della nota firmata dal sindaco Giovanni Barone e indirizzata all’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC): “I beni immobili – spiega il primo cittadino di Santa Croce – verranno utilizzati nel pieno interesse dell’Ente Comune e della collettività. Saranno un presidio attivo di legalità, la cui riaffermazione è una battaglia quotidiana da portare avanti con tutte le nostre forze”.

Si tratta di tre villette a schiera ricadenti in contrada Chiuse Nuove-Finaiti, nei pressi di Caucana. Gli appartamenti fanno parte di un grosso caseggiato. Il valore di mercato attribuibile ai cespiti, secondo i valori dell’Osservatore del Mercato Immobiliare (OMI) e considerata la valutazione effettuata da un perito nominato dal Tribunale di Ragusa, è pari a 78mila euro cadauno. Della disponibilità al trasferimento – che avverrà a titolo gratuito – il Comune ha informato la Prefettura di Ragusa.

“Nel giorno della morte del boss Totò Riina, siamo lieti di annunciare la nostra disponibilità ad acquisire questi tre immobili – spiega l’assessore alla Sicurezza, Filippo Frasca -. E’ una coincidenza simbolica, che vuole però diventare un momento in cui riaffermare il valore della legalità. I tre appartamenti arricchiscono il patrimonio immobiliare del Comune che in una fase successiva, secondo quanto previsto dalla norma, deciderà la loro destinazione d’uso”. L’assessore Frasca, che ha sostenuto con forza la partecipazione del comune di Santa Croce alla manifestazione d’interesse dell’ANBSC, lascia aperta ogni ipotesi: “Non è detto che i beni vengano assegnati automaticamente a delle associazioni. Potrebbero, piuttosto, essere impegnati per un uso istituzionale, a beneficio del nostro Ente; o magari a scopo abitativo, per andare incontro alla penuria di abitazioni destinate a soggetti indigenti e famiglie bisognose; o, perché no, potremmo impiegarle a scopo di lucro, per attivare consorzi o attività produttive. Resta il fatto che arricchiscono la potenzialità economica del Comune”.

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