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Loris, tre anni dopo. Sembra una vita fa. Il tempo scorre inesorabile anche di fronte alle disgrazie. Consuma lo shock, anteponendogli le sentenze dei tribunali, i gossip dei media, la dietrologia di quartiere. Fa passare in secondo piano il modo terribile in cui un bambino di otto anni è stato strappato alla vita con un delitto d’impeto. Ieri il sostituto procuratore generale della Corte d’Assise d’Appello di Catania ha chiesto 30 anni per Veronica Panarello. Non ha chiesto altro che la conferma della condanna di primo grado per la madre di Loris. Che oggi, in occasione del terzo anniversario della morte del figlioletto, si è rifatta viva con una lettera depositata al canalone, il posto in cui scaricò il corpo del bimbo ormai privo di vita. “Lorys, mio grande amore, faccio tanta fatica a scriverti – esordisce la donna, rinchiusa in carcere a Catania -. La tua assenza è un vuoto incolmabile, un dolore lancinante, una ferita aperta quotidianamente a cui non darò mai la parola rimarginata. I ricordi non bastano più e poterti riabbracciare è un desiderio fortemente sentito, non ci sei più ma io continuo a negarlo a me stessa perché accettarlo è impensabile. Sono trascorsi tre anni ma tu sei sempre presente nel mio cuore, nella mia mente e non c’è istante nella mia quotidianità in cui io non ti senta al mio fianco, vorrei che tu mi prendessi per mano e mi conducessi dove il tempo non esiste per poter ricevere da te quel bacio che mi lasciava le guance umide. Manchi, manchi tantissimo e non c’è istante che abbiamo vissuto insieme che io dimentichi. Lorys non è più niente lo stesso ma io continuerò ad amarti per tutti i giorni della mia vita. Sei e sarai per sempre il mio Grande Amore”. Oggi il canalone è grigio come il cielo. C’è anche la lettera di nonno Ciccio, papà di Veronica, da sempre rimasto accanto alla figlia. Qualche mazzo di fiori. Il papà di Loris, Davide Stival, ha organizzato una messa solenne per questa sera alle 18.30. Tutti quelli che hanno voluto bene a Loris sono invitati a partecipare “per mantenere vivo il ricordo di un bimbo speciale”.

La lettera di Veronica Panarello

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