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Agricoltura al collasso, cetrioli e zucchine svenduti: “La gente piange…”

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Mercati al collasso e ortaggi svenduti: l’agricoltura torna a respirare aria di crisi. Nei mercati generali della fascia trasformata, compreso quello di Santa Croce, è un gennaio nero. La zucchina si paga dai 20 ai 30 centesimi al chilo, per il centriolo idem. La melanzana rimane nei box e anche il pomodoro insalataro non se la passa bene. A presentarci il quadro catastrofico dell’ortofrutta locale è Guglielmo Occhipinti, produttore agricolo con quarant’anni di esperienza alle spalle, nonché principale referente della categoria: “Solo il pomodoro a grappoli si è ritagliato una fetta di mercato – ci spiega -. E’ in corso l’ennesima crisi di cui nessuno parla. Ma noi abbiamo il dovere di farci sentire, di stimolare i nuovi amministratori regionali. Serve una politica di tutela dell’agricoltura, ora e subito: siamo stanchi di tornare a casa la sera e piangere delle nostre sventure”.

Uno sfogo forte, che meriterebbe capitoli di riflessione. Occhipinti è uno pragmatico e analizza la questione da addetto ai lavori: “Questa globalizzazione imperante non giova affatto all’agricoltura. Però vedo che in giro si promuovono iniziative per i giovani. Facendo in questo modo, li si condanna in partenza, buttandoli in un tritacarne infernale. Prima bisogna arrivare nei mercati e poi stimolare i giovani a investire nel settore”. L’attualità parla di merce invenduta, di concorrenza sleale e di carenza di controlli sulla filiera: “Nei primi mesi della campagna si investe tanto e a gennaio, solitamente, si assiste a un regresso delle vendite. Mai come quest’anno, però. Mai in modo così eclatante. Ci vogliono controlli forti sulle merci che arrivano dall’estero, ci vuole una campagna di sensibilizzazione e propaganda rivolta ai consumatori per fare in modo che acquistino prodotti italiani. Noi stiamo spendendo tanti soldi per avere un’agricoltura all’avanguardia, a basso impatto ambientale, a residuo quasi zero. Poi arrivano i container dalla Cina – che non a caso è diventato il maggior produttore di ortofrutta al giorno – e per noi è la fine”.

“Un altro problema – prosegue Occhipinti nel suo sfogo – è che i supermercati vendono a 1,80 o 2 euro prodotti che noi siamo costretti a cedere per 20 o 30 centesimi al chilo. Serve una filiera controllata, l’imprenditore deve almeno poter rientrare nei costi di produzione”. Per molti di essi, in questa annata, pare un’utopia: “Chi quest’anno ha investito sul cetriolo non ce la farà di certo – ammette Guglielmo, quasi sconsolato -. C’è gente che piange e si dispera per questo. Anche la zucchina è in crisi. Se non si riesce a vendere a gennaio, è impensabile che ci si riesca a febbraio o marzo. E anche il pomodoro insalataro più avanti perderà le sue caratteristiche, diventerà rosso e non sarà più adatto al commercio”. In conclusione un appello alle istituzioni: “Spero che la nuova politica regionale e il nostro referente (l’assessore Bandiera, ndr) siano più sensibili di chi li ha preceduti. Non ci si può fare belli soltanto in campagna elettorale e poi tralasciare i problemi, occorre maggiore concretezza. Serve una politica di tutela dell’agricoltura, non mi stancherò mai di dirlo. E tutti i produttori hanno il dovere di farsi sentire nelle sedi opportune, perché se continueremo a parlare e lamentarci solo fra di noi, non andremo da nessuna parte. Bisogna dare una scossa”

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