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Tricolore a Cinque Stelle

L'editoriale di Giovanna Nicolini

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Ci siamo lasciati alla vigilia delle elezioni politiche del quattro marzo 2018, e nel frattempo abbiamo anche festeggiato, l’otto marzo, la Giornata Internazionale della Donna, mentre la nostra Città del Sole si appresta a festeggiare, nel prossimo fine settimana, il proprio “Patriarca” San Giuseppe, sia religiosamente che civilmente!
Ebbene il fervore dei preparativi per tali festeggiamenti può solo distrarci momentaneamente dalle gravi problematiche che conseguono ad ognuno di questi accadimenti, ma purtroppo non li elimina né sembra risolverli.

La campagna elettorale si è svolta principalmente in tv e sui social network e su questi ultimi c’è stato un proliferare di “bufale” o fake news anche dopo i risultati elettorali. Il c.d. “Rosaltellum” (cioè la legge elettorale vigente applicata per la prima volta proprio il 4 marzo scorso) ha prodotto di fatto un “non-governo”, ma ha continuato ad assicurate le “poltrone” e i mega stipendi anche a parlamentari eletti con una manciata di voti e a parlamentari che hanno solo promesso una riduzione del numero dei deputati e dell’ammontare dei rispettivi emolumenti! Per la serie: “Tutto deve cambiare per restare lo stesso” di gattopardiana memoria! In barba al 74% dell’elettorato che, ancora una volta, anziché starsene a casa, è andato alle urne, pazientando, in molti casi, in fila per ore a causa del c.d. tagliando-antifrode apposto a ciascuna scheda elettorale! Dal 5 marzo ad oggi solo ipotesi di soluzioni al “rebus rosatellum”, ma di fatto nessun nuovo Governo all’orizzonte! Però in rete circolava da subito la notizia dei CAF presi d’assalto da cittadini che, in seguito alla vittoria politica (non numerica!) del M5s chiedevano i moduli per ottenere il c.d. “reddito di cittadinanza”! E mentre i vertici di tale Movimento bollavano la notizia come fake news, molti CAF la confermavano come vera!

Riallacciandomi al precedente editoriale non posso non pensare a come avrebbe commentato questo vicenda tutta italica il compianto professor Eco! Chissà chi sarebbero stati per lui gli “imbecilli” di turno! E chissà chi si sarebbe indignato, chi avrebbe vigliaccamente inveito se qualcuno (come ho fatto io nel precedente articolo) avesse condiviso e riportato il suo pensiero! Ma tra tutte queste ipotesi e congetture una cosa è certa: l’autore di un comportamento che integra gli estremi di un reato perseguibile a querela di parte (com’è nella fattispecie che si produrrebbe quale conseguenza di tale indignazione-invettiva), non verrebbe punito, non tanto perché non ha posto in essere una condotta criminosa (quella c’è e rimane) quanto perché viene magnanimamente “graziato” dalla persona offesa, la quale, pur potendo, rinuncia consapevolmente ad attivare con la sua querela (c.d. Impulso di parte) l’azione penale!

Come certa è un’altra amara verità tutta italiana: la scarsa, insufficiente, formale ma non sostanziale, tutela della donna in famiglia, nel lavoro, in politica, nel sociale! Vero è che oramai l’otto marzo è dedicato a tutte le donne del mondo, ma personalmente credo che per migliorare gli altri occorre in primis migliorare se stessi! Ebbene i fatti parlano chiaro: quasi duecento donne uccise, abusate, sfregiate in un solo anno in Italia per mano dei propri fidanzati, mariti, conviventi, ex, e un numero imponente e indeterminato di donne lasciate nell’indigenza da ex mariti, ai quali hanno dedicato gli anni migliori, lavorando (spesso sottopagate), e impiegando il triplo di ore (senza percepire alcun compenso, ma anzi producendo un notevole risparmio familiare) nell’accudire anche la casa, nella cura dei figli e degli anziani di famiglia!

Addirittura, dopo la recente sentenza della prima sezione civile della Corte di Cassazione (la n. 11504 del 10.05.2017), la giurisprudenza di merito si avvia verso un concetto ideologico e classista del matrimonio e del conseguente divorzio, che non tiene conto né dell’attuale crisi economica che strazia la famiglia italiana tipo (cioè non tiene conto del brocardo latino dell’ “id quod plaerunque accidit” come pricipio-guida di una regola di giustizia sostanziale), né del caso concreto! Essa pretende che il divorzio di una coppia medioborghese, o peggio, monoreddito, si adatti al nuovo principio giuridico dell’autoresponsabilità economica di ciascun coniuge, introdotto (con tale sentenza appunto) per il divorzio di una coppia di “ricchi”, nella quale era il marito il coniuge economicamente più debole! Cancellando così un orientamento giurisprudenziale consolidato in base al quale il coniuge più debole (generalmente la moglie) aveva diritto ad un assegno divorzile che gli consentisse di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio.

Di questo spinoso problema si è discusso in un convegno promosso dall’AIAF (Associazione italiana avvocati famiglia) Regione Sicilia, tenutosi il 9 marzo presso la Camera di Commercio di Ragusa,a cui ho partecipato per motivi professionali, e che si è concluso con un’amara costatazione: il caos in Italia non regna solo nella politica ma anche e sopratutto nel sistema Giustizia! E allora una domanda sorge spontanea: vedremo le Stelle brillare luminose solo la sera sui cieli italici e su Roma o vedremo le Stelle anche di giorno condotte su un Carroccio da un neo Cesare da de bello Gallico? Auguriamoci che nel frattempo il Patriarca ci metta una buona parola lassù!

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