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Ragusa, violenza sessuale su una minore: il patrigno allontanato da casa

Delicata operazione della Squadra Mobile: gravi indizi di colpevolezza a carico dell'uomo

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La Polizia di Stato – Squadra Mobile – ha eseguito la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla vittima, a carico di un indagato residente a Ragusa. La misura cautelare è stata disposta dal GIP presso il Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura delle Repubblica. La piccola, dopo anni violenze inaudite, si confida con le insegnanti in un momento di sconforto. Le professoresse prontamente avvisano la Squadra Mobile di quanto riferito dalla minore per il tramite del Dirigente scolastico. Immediatamente sono state avviate le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa e delegate alla Sezione Reati Contro la Persona della Squadra Mobile che cura quotidianamente gli aspetti più delicati dei reati previsti dal codice penale. Le donne della Polizia di Stato hanno accolto la piccola presso la sala audizioni protette della Questura di Ragusa, creata dalla Squadra Mobile oltre 3 anni fa e che, purtroppo, ha già accolto diversi minori vittime di violenze di ogni ordine e grado.

Il racconto particolarmente duro della bambina è stato raccolto in un verbale e la piccola è stata assistita da una psicologa durante tutte le fasi dell’indagine. L’attività investigativa si è protratta per mesi ed ha permesso di raccogliere, tramite intercettazioni e audizioni di persone informate sui fatti, gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato. Anche per gli investigatori è stato particolarmente difficile, in questa occasione più che in altre, condurre le indagini stante la gravità di quanto denunciato dalla piccola e quanto emerso durante l’attività investigativa a riscontro delle sue dichiarazioni.

Le violenze denunciate sarebbero iniziate quando la piccola aveva solo 6 anni, proseguendo per diversi anni fino al giorno in cui la minore ha trovato la forza di chiedere aiuto, trovando una pronta risposta nella Polizia di Stato. Durante l’attività investigativa che monitorava ogni istante della vita della vittima così da proteggerla, sono emersi fatti gravissimi, con proposte di consumare rapporti sessuali di ogni tipo e minacce di violenze finalizzate all’appagamento delle pulsioni dell’indagato che aveva sostituito la madre della bambina con quest’ultima. Dopo più informative di reato della Squadra Mobile ed un attento e scrupoloso lavoro della psicologa che ha seguito le diverse fasi delle indagini ed ha curato l’aspetto più delicato della vicenda, ovvero la tutela psicologica della vittima, la Procura della Repubblica ha richiesto ed ottenuto una misura cautelare a carico dell’indagato.

La Polizia di Stato ha condotto in ufficio l’indagato per notificare gli atti a lui destinati. Il soggetto, in presenza dei familiari che lo spalleggiavano, ha inveito contro i poliziotti ed assunto un atteggiamento di sfida, forse non consapevole del disvalore di quanto commesso e di quanto i poliziotti sapessero della sua condotta poiché ancora non aveva letto il provvedimento a suo carico. Adesso si susseguiranno le diverse fasi del procedimento penale a suo carico fino al giudizio espresso dal Tribunale di Ragusa.

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