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Vittoria, un arresto per sfruttamento di manodopera e furto di energia

Lalollari avrebbe impiegato operai irregolari: si becca un'ammenda da 50mila euro

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La Polizia di Stato – Squadra Mobile e Commissariato di Vittoria – ha arrestato Auglent Lalollari, nato in Albania, classe ’84, per sfruttamento della manodopera c.d. caporalato. L’albanese è indagato anche per i reati di furto aggravato di energia elettrica, ricettazione e impiego di operai irregolari sul territorio nazionale.

IL CONTROLLO

La Polizia di Stato, così come pianificato dal Questore di Ragusa dott. Salvatore La Rosa, continua i controlli  per la repressione del reato di sfruttamento lavorativo. Ieri, alle 8, gli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Vittoria, unitamente ad altre articolazioni ed Uffici della Polizia di Stato, nonché dell’INPS, dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, dell’ASP di Ragusa – Servizio Igiene – dello SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro) hanno effettuato un controllo presso l’azienda agricola dell’arrestato. Non appena fatto ingresso gli uomini della Polizia individuavano gli operai intenti a lavorare procedendo alla loro identificazione. Sin dai primi accertamenti si aveva modo di constatare che gli operai di origine albanese fossero irregolari sul territorio nazionale, pertanto non potevano avere un rapporto lavorativo con il titolare. Unitamente al titolare dell’azienda veniva effettuato un controllo capillare delle serre in un terreno di 60.000 mq e dei magazzini, alcuni dei quali trasformati in abitazioni per gli operai.

LA REFURTIVA

Dal controllo venivano accertati altri reati, tra questi la ricettazione di una moto rubata (del valore di 10.000 euro circa già restituita al proprietario) e di diversi oggetti provento di furto:

  1. Compressore marca Abac mod. FCD/50 di colore blu;
  2. Sospensore idraulico per macchine agricole di colore nero;
  3. Boiler marca Varem di colore rosso della capacità di litri 20;
  4. Montacarichi marca Beta di colore grigio;
  5. Gruppo elettrogeno marca Mosa mod. GE 3200 Hfamily con motore Honda 6.0;
  6. Motosega marca KPC mod. PN 3800 II, di colore arancione;
  7. Saldatrice marca Deca Mod. Domus 171 E, di colore giallo;
  8. Centralina controllo irrigazione marca Irritrol Mod. Total Control, di colore blu con custodia;
  9. Trapano tassellatore marca Makita di colore blu;
  10. Flex marca Milwaukee di colore rosso mod. Heady Duty;
  11. Sega circolare marca Practyl M1Y-DH03-185, di colore nero;
  12. Climatizzatore marca Aermec mod. SE500 inverter;
  13. Carica batterie marca IPG Gansow di colore grigio;
  14. Valigetta marca Powerfix di colore blu contenente nr. 6 utensili di colore rosso per la lavorazione di tubi in metallo;
  15. Mini moto tre ruote colore giallo/nero;
  16. Mini moto quattroruote colore nero/rosso tipo quad marca Highper;
  17. Flex a scoppio marca Stihl colore di rosso/nero;
  18. 2 scale/rampe da carico in alluminio di m. 3 cadauno.

IL FURTO DI ENERGIA ELETTRICA

Inoltre da un controllo dell’impianto elettrico, evidentemente manomesso, emergeva che il titolare avesse effettuato un allaccio abusivo, pertanto venivano convocati i tecnici ENEL che constatavano quanto ipotizzato. Il titolare dell’azienda si era allacciato in modo diretto alla rete di distribuzione non pagando alcun centesimo.

LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO

Le attività condotte dalla Polizia di Stato avevano come obiettivo quello di controllare le aziende che impiegano manodopera, al fine di verificare l’esistenza di indici di sfruttamento a danno dei lavoratori. Indispensabile il frutto del lavoro nato dalla sinergia con i suddetti uffici, al fine di verificare la sussistenza di elementi costituenti reato contenuti nella norma sul c.d. caporalato. La Polizia Scientifica ha video documentato ogni attività al fine di cristallizzare, con video e foto, quanto accertato dagli uomini della Squadra Mobile che hanno coordinato tutti gli agenti operanti. Dall’escussione dei lavoratori è stato possibile appurare senza ombra di dubbio che il datore di lavoro sfruttasse la manodopera dei propri dipendenti. Tutti i braccianti agricoli sono stati trovati mentre lavoravano; addirittura una donna incinta era intenta a estirpare le melanzane all’interno della serra con oltre 40 gradi, tanto che giunta negli uffici della Polizia di Stato è stata colta da malore per la troppa fatica dei giorni passati. Le vittime di questo reato venivano pagate pochi euro l’ora, non hanno mai avuto un contratto di lavoro, non hanno mai effettuato una visita medica di controllo, non sono mai stati informate sui rischi dell’utilizzo di fitofarmaci, non hanno mai avuto diritto alle ferie o giorno di riposo, non sono mai state dotate di dispositivi di protezione individuale, lavoravano almeno 8 ore al giorno e venivano pagate solo quando lavoravano, se non c’era attività, non essendo impiegate, non percepivano nulla. Gravi condizioni di degrado all’interno dell’azienda ed in particolar modo nei magazzini trasformati in abitazioni senza alcuna idoneità alloggiativa, così come certificato dall’ASP di Ragusa. 6 dipendenti vivevano dentro l’azienda e i servizi igienici non erano collegati alla rete fognaria pertanto i liquami venivano dispersi a cielo aperto nella parte retrostante la fatiscente abitazione, costringendo gli operai a convivere con ratti e insetti attirati dai liquami stagnanti. Le dichiarazioni degli operai sono state fondamentali per gli investigatori della Squadra Mobile di Ragusa; tutti sono stati concordi nel riferire di lavorare presso l’azienda e che il titolare gli aveva offerto come alloggio queste casette fabbricate senza alcun minimo rispetto delle normative sull’edilizia; era lui che impartiva gli ordini, organizzava il lavoro all’interno dell’azienda e li pagava. Tutti hanno affermato che le loro condizioni economiche sia pregresse che attuali erano e permangono miserevoli pertanto non avevano altra scelta che accettare le condizioni imposte.

LE SANZIONI AMMINISTRATIVE

L’Ispettorato del Lavoro, l’INPS e l’ASP hanno sanzionato per migliaia di euro l’imprenditore arrestato e ordinato la sospensione dell’attività. Le sanzioni potrebbero essere davvero pesanti: per l’impiego di lavoro nero l’arrestato potrebbe ricevere un verbale di circa 10.000 euro da parte dell’Ispettorato del lavoro; per le irregolarità sulla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, lo SPRESAL potrebbe sanzionare il titolare fino a 5.000 euro; diverso invece l’aspetto trattato dall’INPS, difatti tra il recupero dei contributi non versati, le sanzioni e il probabile impiego fittizio di operai finalizzato a percepire l’indennità di disoccupazione, potrebbe aggirarsi intorno a 150.00 euro l’ammontare del danno economico allo Stato. Sono comunque ancora in corso accertamenti per la verifica di altre irregolarità da parte degli enti suddetti.

L’ARRESTO

Lallollari considerata la grave condotta tenuta, le gravissime condizioni di sfruttamento dei lavoratori tutti irregolari, sottopagati e costretti a dover accettare di vivere in baracche fatiscenti ed inoltre per la presenza di tutti gli indici di sfruttamento, e delle aggravanti previste dalle norme sul c.d. caporalato, è stato tratto in arresto. Il padre, anch’egli indicato come colui che gestiva l’azienda ma con un profilo defilato rispetto al figlio, è stato denunciato in stato di libertà. Ed ancora, l’arrestato dovrà rispondere anche del reato previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione, in quanto ha fatto lavorare soggetti irregolari sul territorio nazionale, questo, oltre alla denuncia penale, comporterà la sanzione dell’ammenda di oltre 6.500 a lavoratore in nero, quindi circa 50.000 euro. Si ribadisce che la motocicletta di pochi mesi di vita (10.000 euro circa) ed un portone blindato asportato presso un cantiere sono stati restituiti, mentre tutti gli altri oggetti devono ancora essere riconosciuti dalle vittime che potranno visionare la refurtiva sulla pagina facebook Questura di Ragusa o presso il Commissariato di P.S. di Vittoria.

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