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La prima domenica coi #pass. P.Secca in rivolta fra mojito e carroattrezzi

I parcheggi a pagamento diventano trend topic sotto l'ombrellone

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I carroattrezzi in azione e le chiacchiere, infinite, sotto l’ombrellone. Ultima domenica di luglio. Punta Secca non è più quel luogo di amena tranquillità che ci piaceva dipingere prima di Montalbano. Tutt’altro. E’ luogo di bellezza incantevole e caos infernale, di lagne giustificate e ragionamenti patetici. E’ la Punta Secca dei parcheggi a pagamento: quelli in dote a una ditta privata, che per un posto macchina chiede 3,50 euro al giorno (non è un affarone, ma nemmeno un furto a pensarci bene). E quelli introdotti dall’Amministrazione comunale attraverso una delibera di giunta, e attivi dal fine settimana. Destinati ai residenti, che così avranno il “privilegio” o il “sacrosanto diritto” (scegliete voi la definizione più opportuna e consona) di parcheggiare davanti casa. I #pass – 80 euro per il solo mese d’agosto (ma al comando dei Vigili c’è la fila, più che in una qualsiasi gelateria della frazione) – hanno svuotato la borgata di auto, ma l’hanno riempita di parole, congetture, sospetti… e carroattrezzi!

La prima domenica si rivela infernale. La novità spaventa ma a voler trovare un aspetto positivo, fa discutere. L’arena si sposta dai social agli ombrelloni: discussioni animate, proposte alternative. Ma è meglio non soffermarsi troppo a parlare, perché “oddio, passano i vigili. Mi fanno il verbale”. I tutori dell’ordine non risparmiano niente e nessuno. A farne le spese anche i poveri motociclisti, che prima s’incuneavano nei solchi lasciati liberi dalle automobili (e riuscivano a farla franca) ma adesso no, non possono, perché anche quelle fessure fra una vettura e l’altra sono soggetti a #pass. Dove mettere ‘sti benedetti scooter? Lo scorso anno, con il Mercatino del Sole allestito sulla piazzetta della Concordia, ai nostri amministratori venne un’idea sublime: ricavare un altro spazio per i motorini sul lato opposto della piazza. Che quest’anno, però, è pieno di bancarelle. Rimangono una ventina di posti su via Paolo VI, il prolungamento di Enzo a Mare. Oppure boh, mistero. Anche per le moto è diventato impossibile.

Ma torniamo alle auto. Quelle che fino a qualche giorno prima “ma sei pazzo a venire al mare con la macchina?”. Se prima era pazzo, chissà adesso. Che non si trova posto manco a pagarlo (letteralmente). Di proposte per regolare i parcheggi se ne trovano, invece, a bizzeffe: strisce blu “così pagano tutti”, #pass solo davanti casa, #pass solo nelle ore notturne, sistema misto con #pass e strisce bianche, indignados strumentales del tipo “qui dovrebbero pagare i turisti e non i residenti”. Ci si lamenta della tempistica, dei soldi, di fare due passi a piedi. (E intanto si sorseggia un Mojito per sbollire la rabbia). Anche quelli dei carro attrezzi si lamentano perché di questo passo non avranno più una domenica libera. Sembra una storia buffa senza senso, né conclusione. Invece è la storia di Punta Secca, ultima domenica di luglio, anno 2018. Non è più quel luogo di amena tranquillità che ci piaceva dipingere.

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