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“I love you, Punta Secca”, la replica degli admin: “Siamo al paradosso”

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In riferimento all’articolo apparso stamattina 6 agosto 2018, dal titolo “Dettagli su minore finiscono su gruppo Facebook: la discussione degenera”, gli amministratori della pagina Facebook “I love you, Punta Secca” hanno chiesto di poter replicare con una lettera aperta inviata alla nostra redazione. Spazio ovviamente accordato. Qui di seguito il testo integrale del loro intervento:

“Siamo al paradosso e lo spiegheremo galantemente alla fine di questo nostro doveroso intervento riguardante l’articolo apparso stamattina su Santa Croce Web che chiama in causa chi gestisce il gruppo su Facebook denominato: “I Love You, Punta Secca”! Essendo gli amministratori, chiamati in causa perché “disattenti di non conoscere le regole del gioco”, non capiamo quale sia questo “gioco”. Il gruppo, non è un “gioco”, è un semplice gruppo aperto dove ognuno posta foto, commenti reazioni a riguardo la nostra, amata, osannata e martoriata Punta Secca. Chi posta, chi scrive chi comunque va sopra le righe e insulta chi che sia, è sempre responsabile delle proprie azioni e di quello che dice.

Il gruppo non è un Forum e nemmeno un Blog, gli amministratori non possono essere tenuti a moderare il dibattito, dibattito che in questo caso è stato bombardato in meno di 24 ore di commenti a raffiche, al limite di poter seguire il dibattito. Gli amministratori, semmai, sono tenuti in casi molto gravi, che scavalcano le regole democratiche della discussione civile, di intervenire per richiamare, nei casi di offese personali o di natura razziale, omofoba e certamente anche in casi di tutela dei minori.

Il post, che è stato evidenziato in bella vista nell’articolo del giornale online, come si può chiaramente vedere e leggere, non cita nome, cognome o paternità del minore chiamato in causa per schiamazzi notturni, ma una generica citazione dei capelli, del fisico e di fare uso di una presunta bevanda alcolica (Monster non è una bevanda alcolica, ma contiene una percentuale alta di caffeina), tutto qui. Quanti ce ne saranno bambini “simili” in giro? Possiamo credere solo uno? Ma a tutto ciò, la discussione tramutata in dibattito, probabilmente è sfuggita a noi amministratori di mano, nel senso che non è stato possibile seguirla dal continuo batti e ribatti di opinioni e critiche personali che sono state lanciate da diverse persone.

Ma ritornando alla nostra esternazione: SIAMO AL PARADOSSO! È stato addirittura messo in risalto nell’articolo sulle pagine di Santa Croce Web, sicuramente suggerito dall’interessata, che si è “battuta” per far capire che ci fosse da parte di chi ha postato la rimostranza, qualche violazione della privacy sui minori, lo screenshot del post incriminato, dove è stato cancellato il cognome di chi lo ha redatto ma addirittura è stato sottolineato, come fanno le maestrine a scuola quando facevamo errori di ortografia o grammaticali, le parole presunte che dovrebbero identificare il minore.

Fateci capire, un momento, gli amministratori di “I Love You, Punta Secca” sono rei di non aver moderato controllato e di non aver cancellato quel post, e invece, per “dovere di cronaca”, si rilancia nuovamente il post alla visione e alla mercé di un pubblico più vasto? Se prima, il dibattito “sa cantavano e sa suonavano” in 8, 9 persone, adesso è ben chiaro, che, con questa geniale idea di rendere il “fatto” pubblico attraverso un articolo, ancora una volta non si è tutelato il minore. Facciamo presente, che non siamo stati gli amministratori a cancellare il post, ma bensì chi lo ha postato inizialmente. Quindi, nuovo titolo: I presunti dettagli del minore sono finiti anche su un notiziario online. A noi qualcosa non quadra… a voi?”.

LA REPLICA DEL DIRETTORE

Non entro nel merito del dibattito perché non l’ho seguito nel suo sviluppo. Solo che la consigliera Zisa ci teneva a far passare un messaggio che in parte condivido: ossia che di questi strumenti si fa un uso smodato. Evitare di pubblicare il cognome della signora è una scelta editoriale, imposta dall’evidenza dei fatti e dal tentativo di impedire una “caccia al colpevole”. E sebbene dai nostri interlocutori venga presentata come un paradosso, la “notizia” non può prescindere dall’evidenziare quella descrizione, che per qualche ora è stata offerta in pasto ai numerosi utenti di Facebook e componenti del gruppo. D’altronde non stiamo parlando di un ragazzino che ha commesso o subito chissà quale crimine (la Carta di Treviso non ci lascerebbe scampo alcuno). Ma ha semplicemente fatto un po’ di schiamazzi, e come lui altri cento: magari con i capelli rasati e magri come grissini. Con la presente si vuole garantire il diritto di replica, una grande conquista dell’informazione libera. Che i social ancora non conoscono abbastanza. (Paolo Mandarà)

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