Ora Casuzze chiede udienza al sindaco: “E’ previsto dallo Statuto”

Cappello invoca un dibattito pubblico sui problemi delle borgate

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Non è partito sotto i migliori auspici, e prosegue anche peggio. Il rapporto tra il sindaco Giovanni Barone e Rinaldo Cappello, promotore della petizione da 1300 firme che denota le difficoltà e i disservizi in alcune frazioni di Santa Croce (da Caucana a Casuzze), è a un punto morto. Da una parte – quella del sindaco – l’invito a recarsi in Municipio per qualsiasi forma di consultazione, dall’altra – quella di Cappello – l’invocazione di un dibattito pubblico. Adesso ribadito attraverso un articolato comunicato stampa che qui di seguito vi proponiamo:

“Sono passati più di trenta giorni (lavorativi), dalla presentazione della petizione in oggetto, protocollata il 9 gennaio 2019. Da allora – attacca Cappello – si è discussa solamente in consiglio comunale, una mozione presentata dai consiglieri di opposizione, che chiedevano all’intero consiglio comunale di far proprie le richieste dei cittadini. Sappiamo tutti l’esito della mozione, che seppur condivisa da tutti, fu bocciata con motivazioni banali e di conferma sulle reali intenzioni a procedere sul territorio, anche da quest’amministrazione, dopo decenni di abbandono totale. Forse per qualcuno, la bocciatura di una mozione consiliare, era una risposta ai cittadini, ma come da statuto comunale santacrocese, si evince, che l’art. 60 dello stesso, dice: “Alle istanze e alle petizioni dovranno essere fornite dal sindaco risposte entro 30 giorni e, nel caso comportino l’adozione di specifici provvedimenti, l’organo competente dovrà provvedervi entro ulteriori 60 giorni, qualora il sindaco non abbia rigettato la richiesta con risposta motivata.” Nessuna risposta motivata è giunta al promotore, pertanto decadono gli ulteriori 60 giorni. Quello che più recriminano, i 1.300 firmatari in rappresentanza di un territorio vasto e contributivo per le oltre 30.000 presenze estive, è ciò che recitano le “Finalità” esposte nell’Art.2 dello statuto, che al punto 2 recita: “Il Comune persegue la collaborazione e la cooperazione con tutti i soggetti pubblici e privati e promuove la partecipazione dei cittadini, delle forze sociali, economiche e sindacali all’amministrazione”. Nel titolo V “Istituti di Partecipazione”, l’Art.59 recita: “Ai cittadini, agli organismi di partecipazione ed alle libere associazioni è riconosciuta la partecipazione all’attività del Comune oltre che nelle forme previste dai successivi articoli, anche attraverso l’esercizio del diritto di udienza, come una forma diretta e semplificata di tutela degli interessi della collettività”.

“Si parla di “diritto di udienza”, nella fattispecie,”il diritto di intervento dei cittadini a mezzo del diritto di udienza si distingue dal diritto di accesso o di essere ricevuti dagli organi istituzionali e burocratici, infatti è indirizzato non ad assumere o fornire informazioni, ma assume la funzione di strumento di partecipazione esplicita garantito ai cittadini singoli ed associati” Questo sarà il prossimo passo dei cittadini – annuncia Cappello – perché se da parte nostra c’è sempre stata un’apertura al dialogo e al confronto, non si capisce il motivo per cui il sindaco continua a glissare una qualsiasi forma di dibattito pubblico, piuttosto di dare la disponibilità a ricevere il cittadino fra le sue “quattro mura di casa”, la gente ha tutto il diritto, su temi così importanti e d’interesse pubblico, di chiedere un’udienza pubblica come da statuto. A tal proposito, ci avvaliamo anche dell’eventuale disponibilità del consiglio comunale e dei consiglieri che volessero avvalersi dell’Art.63, che recita: “Gli organi comunali possono convocare assemblee di cittadini, generali, di categoria, per ambiti territoriali per dibattere problemi, per esaminare proposte; per la verifica dello stato di servizi di rilevante interesse per la comunità”.

Poi la chiosa: “Sig. sindaco Barone, ricorda il suo programma elettorale e cosa ha scritto nella premessa? Non è un problema, magari lo ricordano solo i Santacrocesi, ma nelle “Borgate Marine” ci stanno diverse decine di migliaia di persone, che per la maggior parte non sono suoi concittadini e magari a loro saranno sfuggiti i suoi proclami scritti: “Santa Croce Camerina e le sue borgate marine devono riappropriarsi della propria identità senza distinzione alcuna. E’ proprio la partecipazione uno dei valori da cui si ritiene di dover partire, dal momento che l‘Amministrazione avrà bisogno del supporto costante dei suoi concittadini: la casa comunale non sarà più il palazzo aperto a pochi eletti, ma il luogo in cui ciascun cittadino potrà colloquiare con gli uffici e l’amministrazione, potrà avere le risposte che gli sono dovute, e in cui i Santacrocesi devono tornare ad essere protagonisti della propria vita. Se veramente ritiene la partecipazione uno dei valori su cui partire, perché l’Amministrazione ha bisogno del supporto costante dei suoi concittadini, a cosa le serve un territorio così vasto e ingestibile per le forze a vostra disposizione, se coloro che non sono concittadini, ma chiedono di riappropriarsi della loro identità, chiedendo i propri diritti, visto e considerato che sui doveri avete già chiesto fin troppo, senza nulla in cambio? Non abbiamo anche noi il diritto di essere protagonisti della nostra vita?”.

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