Riapre il museo civico, torna Franca Iurato: “Quanti sforzi per quei locali”

Parla l'ex sindaco: "Viaggi a Palermo e burocrazia. La politica qui non c'entra"

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Il 21 marzo 2017 cominciava il trasferimento dei reperti donati da centinaia di santacrocesi dal plesso del “Fabio Besta”, riconvertito pienamente a istituto scolastico, agli uffici dell’ex Soat, la sezione operativa del Dipartimento regionale all’Agricoltura, sita in contrada Costa degli Archi, che Palermo, nel 2015, aveva deciso di smantellare per una riorganizzazione complessiva della struttura (lo imponeva la “spending review”). In quegli uffici, che servivano a ospitare, fra le altre cose, i corsi per ottenere l’abilitazione all’utilizzo dei fitofarmaci, verrà inaugurato oggi (ore 17.30) il nuovo museo civico di Santa Croce Camerina, con la presenza – fra gli altri – dell’assessore regionale ai Beni culturali, il dottor Sebastiano Tusa.

Il 2016 è stato l’anno cruciale: quello in cui il sindaco Franca Iurato, affiancata dall’ex assessore ai Lavori pubblici Dino Aprile e ai funzionari degli uffici, è riuscita a ottenere dalla Regione – dopo innumerevoli viaggi a Palermo e una lotta impari nella palude della burocrazia – la consegna dei locali. Destinandoli, così, alla riapertura del museo etnografico, che per lunghi era stato “murato” all’interno di tre stanzoni ricavati nella vecchia sede, quella della Ragioneria. L’ex sindaco Franca Iurato, a venti mesi dal termine del suo mandato (non si è ricandidata alle Amministrative del 2017) torna a parlare, tirando fuori dall’album dei ricordi le fasi cruciali che diedero il là al nuovo progetto museale.

Sente un po’ sua l’apertura del museo di oggi?

“Per un po’ ho temuto che finisse nel dimenticatoio. Ma sarebbe stato un peccato. Ringrazio il sindaco, con cui mi ero raccomandata nel giorno del passaggio di consegne, e l’amministrazione comunale per aver portato avanti un progetto che ho seguito dal giorno successivo al mio insediamento. Non solo io per la verità. In tanti si sono spesi: dall’ex sindaco Gaetano Cascone (che con la sua Società di Storia Patria ne ha curato, adesso, l’allestimento ndr) al prof. Giuseppe Micciché, che ha recuperato un sacco di materiale per l’esposizione. Passando per i funzionari dell’epoca. Senza dimenticare tutti i santacrocesi, che spontaneamente hanno donato qualcosa di proprio senza chiedere nulla in cambio”.

E’ stata invitata alla cerimonia di oggi?

“Sì. E spero di esserci. Sono curiosa di vederlo completo. I locali sono bellissimi: sono stati concepiti e realizzati a regola d’arte, con amore”.

E’ stato difficile ottenerne la concessione?

“Molto. Gli agricoltori non volevano andar via e avevano tutte le ragioni di questo mondo. La Soat era un centro all’avanguardia, ma la Regione nel 2015 ha deciso di chiuderla. Poi ci siamo accorti, visionando i documenti ufficiali, che la concessione sarebbe scaduta da lì a poco, dopo dieci anni. Non aveva senso prorogarla. Così abbiamo colto la palla al balzo e chiesto di poter trasferire gli edifici al comune. Non è stato facile: tra viaggi a Palermo e incontri con l’ispettorato, sono trascorsi mesi”.

L’apertura del museo è un segnale di continuità amministrativa.

“Non solo quello. Il museo, così come tutte le cose che riguardano noi e il nostro sentire, non possono diventare oggetto del contendere della politica. Appartengono a tutti”.

Lei ci ha anche investito personalmente.

“Una volta ottenuti i locali, ho destinato gli ultimi sei mesi della mia indennità al trasloco degli oggetti da una sede all’altra. Prima di me, avevano speso circa 10 mila euro per murare dei reperti storici in degli stanzoni umidi. Ci pioveva dentro. Molti saranno diventati inservibili”.

Perché?

“Forse mal sopportavano che il museo, nei locali dove ora c’è il “Besta”, l’aveva portato Gaetano Cascone. E non è ammissibile che, nonostante tutti i beni del museo facciano parte di un inventario di cui sono in possesso anche alla Regione, nessuno da Palermo abbia sollevato il problema”.

Nell’ultima parte della sua legislatura aveva lanciato anche il Museo del Mare. Che fine ha fatto?

“E’ conservato nei locali dell’istituto “Fabio Besta”. Anche in quell’occasione abbiamo fatto ripulire una stanza e vi abbiamo collocato uno schermo touch screen di ultima generazione. Adesso che la ragioneria ha inaugurato un altro indirizzo di studi (“Turismo”) cosa si aspetta a fare una convenzione e farlo usare ai ragazzi?  E’ costato un sacco di soldi. Anche se non erano soldi nostri, bensì del Gac, il gruppo d’azione costiera ibleo. Per questo non era possibile spostarlo prima di cinque anni”.

Quali sono le prospettive del museo etnografico a Santa Croce. Detto che i locali sono ampi e il materiale non mancherà, chi verrà a visitarlo?

“Secondo me può diventare un polo d’attrazione. Prenda un emigrato di seconda generazione, che magari decide di tornare a casa e vuole riannodare i fili della storia del suo paese. E’ un’occasione importante. Mettiamo in mostra la civiltà contadina, e uno spaccato di ciò che eravamo e di ciò che siamo. Ma io lo immagino anche come un centro culturale in cui si organizzino incontri e convegni. D’estate, potrebbero farci dei concerti all’aperto. Lo spazio c’è. Bisogna riempirlo d’idee per non farlo diventare un reperto anch’esso”.

E’ la prima intervista che rilascia da quando non è più sindaco?

“Sì, la prima”.

Ci fa onore. Ma le manca la politica?

“Si fa politica ogni giorno. Ciò che non mi manca sono le polemiche. Credo che durante la mia legislatura si siano superati i toni troppo spesso. La pretestuosità non mi appartiene. E’ un esercizio inutile e dannoso, che non porta a niente”.

In questi mesi, quasi due anni ormai, ha assunto un profilo basso, pacato. Elegante.

“Non vedo a che titolo dovrei intervenire. Se fai politica attiva, hai tutto il diritto d’intervenire. Ma io ho scelto di non ricandidarmi. Forse avrei fatto qualcosa in modo diverso, ma ognuno ha la propria visione delle cose e tutto il diritto di portare avanti un programma”.

Cosa l’ha danneggiata quando era sindaco?

“E’ stato un periodo particolarmente critico per tante questioni: l’irruzione dei social network nelle comunicazioni, l’armonizzazione dei Bilanci, di cui non si parla tanto, ma che ha fatto saltare per aria tanti comuni. Quelli che sono riemersi dal default, li hanno pagati i contribuenti”.

Il museo la ripaga di tanti sforzi?

“E’ un bel traguardo. Sono contenta sia andato in porto”.

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