I temi della CGIL, che ha trascorso a Santa Croce la festa dei lavoratori

Il bilancio del segretario generale di Ragusa, Peppe Scifo

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La Festa del Lavoro quest’anno ha toccato una piccola cittadina, dove la realtà sociale della migrazione ha profonde radici storiche: Santa Croce Camerina. Dalle 17 in Piazza Vittorio Emanuele, giochi, sport e animazione; alle 20.30 due eventi musicali con l’esibizione di Enza Strazzulla (Duo Coppola) e della band Antonio Modica & Mode. Il segretario generale della CGIL di Ragusa, Peppe Scifo, ha tracciato un quadro sul lavoro che manca, a quello che non c’è. Nel suo intervento ha rilevato che sono migliaia le donne e gli uomini che oggi sono disoccupati, giovani e non. Persone che hanno perso il lavoro e i tanti che non l’hanno mai trovato. “Si vive dentro un decennio di grave crisi economica che ha distrutto interi settori produttivi. Tutti i dati e gli indicatori economici parlano di un sud drammaticamente colpito dalla mancanza di lavoro e la Sicilia soffre la condizione peggiore di questa crisi. Mentre il Nord è ripartito con una ripresa dell’occupazione, in Sicilia ogni trimestre, quando l’Istat dirama i dati sull’occupazione a livello nazionale, lo spaccato della regione sembra un bollettino di guerra. Non solo non riparte l’occupazione, ma il lavoro che in questi anni si è creato, riguarda per lo più rapporti di lavoro precario, a tempo determinato. Il lavoro a termine rappresenta la forma di lavoro prevalente per tutti. Si tratta di lavoro usa e getta, che non dà alle persone la possibilità di costruire un futuro, una prospettiva dignitosa per se e per le famiglie, rendendo impossibile ogni tipo di prospettiva. Non è questo quello che è scritto nella Costituzione. E’ da qui che bisogna ripartire”.

Qui a Santa Croce nel 1943 si ricostituì la lega e ripartì subito la lotta, come in tutta la provincia, per rivendicare la distribuzione di farina e pasta, ma contemporaneamente partirono le battaglie per il lavoro, per la terra. Le priorità in questo Paese sono innanzitutto investimenti pubblici per rilanciare l’economia sopratutto al sud dove mancano le infrastrutture essenziali, a partire dalle strade. Bisogna rilanciare l’occupazione anche attraverso gli investimenti in politiche sociali; la sanità, l’istruzione e l’assistenza alle persone più deboli. Investire nelle politiche sociali significa migliorare le condizioni di vita di chi soffre e al tempo stesso creare nuovi posti di lavoro. In questi anni la CGIL ha contrastato lo sfruttamento nelle campagne, un fenomeno che i media ormai chiamano caporalato, ma che qui significa solo sfruttamento, spesso feroce che non guarda in faccia nessuno, che non fa distinzione di colore di pelle e di razza. Bisogna continuare questa battaglia nelle campagne, nell’indotto, nei magazzini per restituire dignità ai braccianti, agli uomini e alle donne che si spezzano la schiena nelle serre, nei magazzini per pochi euro l’ora. Il problema in questo Paese è l’assenza di politiche vere che mirano a creare vero lavoro, attraverso investimenti pubblici.

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