P.Secca, c’era una volta un divieto. Sparito assieme al senso civico

Quando i torpedoni invadono la borgata. La riflessione di Domenico Achille

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C’era una volta un divieto che indicava ai conducenti dei torpedoni che arrivano a Punta Secca di non procedere oltre quella segnaletica, soprattutto perché, avendo l’Amministrazione Comunale allestito (con i denari del solito ignaro contribuente) specifici spazi destinati a finalità di sosta, si consentiva a quegli stessi ignari contribuenti di poter respirare a pieni polmoni la tanto decantata aria salubre di un ridente borgo marinaro in una cittadina del profondo Sud… Non si sa come e si disconosce ad opera di chi, quel cartello è stato oggi rimosso ed i tanti torpedoni che quotidianamente accompagnano centinaia di turisti, villeggianti o studenti in gita scolastica nella mitica Marinella per consentire a tutti di catturare gelosamente una tanto agognata foto-ricordo sotto la più che celebre balconata del Commissario, possono impunemente varcare quel limite ormai obliato per arrivare – ove qualcuno lo volesse – fin sotto Torre Scalambri, vicinissima alla casa di Montalbano, o addirittura in Piazza Faro.

Chi glielo può impedire? Proprio nessuno… Forse l’impresa non viene neppure tentata non già per senso civico, ma solo a causa degli angusti spazi che finirebbero per rendere difficoltose le manovre… Ma un posto sicuro in cui essi possono arrivare è quello della piazzetta all’incrocio tra Corso Aldo Moro e Corso Mediterraneo, un tempo adibita ad area di parcheggio di sole autovetture o motocicli. Neppure i camperisti vi potevano accedere come invece avviene oggi, consentendo loro non solo di pernottarvi, ma di sostare ininterrottamente anche per lunghi periodi, quasi si trattasse di un “rimessaggio”. Ma quel che va ancor di più sottolineato è che, mancando una adeguata cultura di civile convivenza o di rispetto dell’ambiente, i conducenti di tali torpedoni mantengono sistematicamente accesi i loro potenti motori onde consentire ai loro ospiti, reduci dalle pose della famosa foto-ricordo, di poter riprendere posto a bordo, in un ambiente che i condizionatori hanno provveduto a mantenere confortevole (ben fresco o bello caldo a seconda della stagione) affrancati dalla calura estiva o dal rigore invernale.

Inutili si sono rivelate, sino ad oggi, alcune mie composte segnalazioni all’indirizzo delle competenti Autorità che oggi, grazie alla citata rimozione di quel cartello, potranno, d’ora in avanti, fare a meno di improbabili mie future lamentele finalizzate ad impedire l’accesso nella piazza o ad ottenere lo spegnimento di quei rumorosi motori. In assenza di specifici divieti palesi (fatti salvi quelli imposti dal Codice della Strada – art. 157 CdS – e che, in fondo in fondo, molti disattendono e che finiscono per restare solo sulla carta…), appare assai improbabile che i drivers dei torpedoni possano maturare in breve tempo quel senso civico mai acquisito e che si traduce in rispetto del prossimo e dell’ambiente. Ed è così che mi torna alla mente, ahimè, solo un ricordo lontano di uno sprovveduto automobilista che, avendo lasciato il suo motore acceso per pochi minuti nei pressi di una farmacia, per soddisfare una esigenza urgente di acquisto di un medicinale, si è visto fatto oggetto di una significativa sanzione ad opera della locale Polizia Urbana. Solo che il malcapitato, distratto automobilista non era a Punta Secca, bensì a Zurigo… Continueremo così ad assistere al viavai di turisti che scendono da lontani Paesi del Nord o dalle grandi Metropoli europee o dalle più sperdute valli della Svizzera o della Germania e che ben si guardano bene dall’inviare i loro guidatori a raggiungere le aree adibite a parcheggio, a spegnere i motori (come pure puntualmente farebbero o avrebbero fatto a casa propria) permettendo a chi vive nella zona di non riempirsi i polmoni di smog.

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