Portopalo – Onori ai caduti del sommergibile Veniero: fu speronato nel ’25, facendo 48 vittime

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Commovente commemorazione lunedì 26 agosto nelle acque a sud di Portopalo Capo Passero. La federazione combattenti e reduci di Ragusa unitamente alla componente nazionale dei sommergibilisti si sono recati sul posto dove sono state resi gli onori ai caduti ed è stata depositata una corona a mare. Alla cerimonia era presente un alto ufficiale della Marina militare in rappresentanza dell’ammiraglio Cottini. Le due imbarcazioni sono state scortate da un pattugliatore della guardia costiera di Portopalo di Capo Passero. Dopo un breve lettura della storia del sommergibile Veniero sono stati resi gli onori ai caduti chiamati un ad uno per grado nome e cognome. Alla fine si è data  lettura delle preghiere dei combattenti e reduci e dei marinai. Un ringraziamento alla ditta Furiando di Marzamemi il quale con le sue imbarcazioni ci ha permesso di raggiungere il luogo dell’affondamento.

STORIA DEL VENIERO

Entrò in servizio solo nell’aprile 1919, diversi mesi dopo la fine del primo conflitto mondiale. Divenne operativo solo il 21 gennaio 1921. Il Veniero ebbe breve vita ed una tragica fine. Dal 1921 al 1925 fu impiegato nell’addestramento in Mar Tirreno, effettuando varie crociere addestrative al largo di Sardegna, Liguria ed Isola d’Elba  Il 24 agosto 1925 salpò da Portoferraio (Isola d’Elba) con a bordo 48 uomini, tra cui 9 allievi siluristi e motoristi, al comando del capitano di fregata Paolo Vandone, per prendere parte ad un’esercitazione: si sarebbe dovuto disporre in agguato tra Capo Passero e Capo Murro di Porco. Tuttavia, dopo la partenza, il sommergibile svanì nel nulla. Qualche giorno dopo la sparizione si ebbero notizie di una collisione, avvenuta alle 6.45 del 26 agosto, tra il piroscafo Capena (appartenente alla Società di Navigazione Roma) ed un oggetto sommerso, al largo di Capo Passero.

Per ordine di Costanzo Ciano, ministro delle comunicazioni, il Capena, giunto nel frattempo a Londra, fu portato in bacino di carenaggio ed il suo scafo sottoposto ad una perizia da parte di tecnici della Regia Marina: da tale analisi risultò che la carena presentava varie ingobbature, in corrispondenza delle quali vi erano resti di bronzo del medesimo tipo impiegato nella costruzione di alcune parti del Veniero. La società Roma ed il comandante della nave furono incriminati per non aver dato notizia della collisione, ma assolti, in quanto il Capena era al di fuori da aree ove la navigazione era vietata per le esercitazioni, e da bordo non era stato avvistato niente, nonostante le ottime condizioni di visibilità.

Verosimilmente il Veniero era venuto in affioramento, su iniziativa del comandante Vandone (nessuna manovra del genere figurava infatti negli ordini), probabilmente per consentire ai 9 allievi imbarcati di acquisire maggiore esperienza con il sommergibile; ed in quel momento, mentre si trovava poco sotto la superficie, era stato speronato dal Capena. Con il Veniero scomparvero il comandante Vandone, altri 4 ufficiali, 10 sottufficiali e 33 fra sottocapi, marinai ed allievi. La perdita del Veniero destò non poco stupore da parte dell’opinione pubblica italiana. Noto da diverso tempo (almeno dagli anni ’70) ai pescatori, il relitto del sommergibile è stato identificato nel 1993. Giace a circa 6 miglia da Portopalo di Capo Passero, ad una profondità compresa tra i 49 ed i 55 metri.

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