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La firma di Gravina e la rottura col sindaco: quattro consiglieri in uscita

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La frattura è dietro l’angolo. Quattro consiglieri sono pronti a uscire dalla maggioranza: si tratta del presidente del Consiglio, Piero Mandarà, del consigliere-assessore Giovanni Giavatto, ma anche di Antonella Galuppi e Salvatore Cappello, che qualche mese fa si era già dichiarato indipendente. I primi tre fanno riferimento al gruppo Insieme, pur essendo rimasti sin dall’inizio dentro “Santa Croce Rivive”. La firma di Franco Gravina su una mozione presentata dai consiglieri d’opposizione, in cui si chiede la modifica del regolamento comunale per inserire l’istituto della revoca del presidente del Consiglio, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’adesione a un documento della minoranza da parte di Gravina è una presa di posizione sui generis (un “tradimento” in piena regola) che non è andato giù ai quattro consiglieri del sindaco, ossia la fetta più corposa della maggioranza. Anche perché – come si legge nel documento recapitato a Barone già ieri sera – viene interpretato come “una forma di delegittimazione nonché un attacco politico personale al presidente del Consiglio” autorizzato dallo stesso sindaco. “Un suo attacco – prosegue la nota firmata dai “dissidenti” –  del tutto ingiustificato, inopportuno e privo di alcun fondamento”.

C’è solo un modo per rientrare dalla crisi: “Gli scriventi – si legge nella nota – invitano il sindaco a far sì che, in autotutela, venga rimossa la firma da parte del consigliere Gravina nella mozione presentata dall’opposizione, essendo questo un atto propedeutico alla possibilità di intraprendere una trattativa politica programmatica”. In caso contrario, oltre a non partecipare più a nessuna riunione (né alla giunta, nel caso degli assessori), “i consiglieri comunali si vedranno costretti a non far parte della maggioranza”. Sul documento c’è anche la firma dell’assessore al Bilancio, Adolfo Robusti.

La crisi, però, non avrà tempi lunghi. Il presidente del Consiglio Mandarà, infatti, ha già convocato una seduta d’aula per lunedì 10 febbraio. All’ordine del giorno c’è la “mozione della discordia”, che fra l’altro risulta poco chiara: prima di provvedere alla modifica del regolamento comunale, come determinato da una circolare del 2012, c’è un chiaro rimando alla modifica dello Statuto. Ma quello del comune di Santa Croce, su molti aspetti legati alla mozione di revoca del presidente del Consiglio, non si esprime. Si sarebbe dovuto aggiornare entro i 90 giorni successivi all’entrata in vigore della legge 6 del 2011, ma nessuno – al tempo – ha provveduto.

LA REPLICA DI GRAVINA: “SONO E RIMANGO NELLA MAGGIORANZA”

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Redazione

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