Morte a Punta Secca, Pluchino smorza la polemica sui bagnini: “Ma servono i defibrillatori”

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La morte di Alfredo Ratti nel mare di Punta Secca, ha riaperto la polemica sul numero di postazioni di assistenza e salvataggio situate lungo la nostra costa. Un numero inferiore rispetto a due anni fa. Sulla vicenda è intervenuto Rosario Pluchino, consigliere comunale ed ex assessore alla Sanità, che approfondisce anche alcune questioni riguardanti le emergenze e il primo soccorso: “Tragica fatalità nel mare di Punta Secca? Veritiere le parole del sindaco. Le nostre spiagge (Casuzze, Caucana, Punta Secca) hanno conquistato la Bandiera Verde 2013 che indica una classifica per le spiagge migliori per i bambini (e le famiglie). Polemiche sterili sulle postazioni dei bagnini che sono state sistemate, in accordo con la capitaneria di porto, tenendo in debito conto della reale pericolosità del tratto di mare: nessuna economia sul numero ma oculatezza della spesa per evitare sprechi di denaro pubblico… questo sì. Gli eventi tragici riportati dalla cronaca dovrebbero fare pensare ad un servizio che vada oltre il sevizio bagnanti. Nel caso Ratti, per esempio, minuti preziosi (anche se alla luce del risultato, inutili) sono stati recuperati grazie all’azione di un “volenteroso” che spostando la transenna che ne impediva l’accesso, ha consentito all’ambulanza del 118 di guadagnare minuti d’oro (ricordo che le manovre di rianimazione dovrebbero iniziare entro otto minuti dall’inizio dell’evento). Chiedo: non si potrebbero rottamare quelle transenne e sostituirle con qualcosa di piu “moderno, idoneo e funzionale”? Oppure dobbiamo continuare a sperare su provvidenziali “volenterosi”? Perchè non andare oltre nella sicurezza ai bagnanti posizionando in punti strategici di grande affluenza punti di primo soccorso dove vengono istallati i defibrillatori assieme alle istruzioni per l’uso, fermo restando che la legge 120 del 2001 ne prevede l’obbligo nei locali pubblici di grande affluenza e che nella nostra Santa Croce l’uso è conosciuto non solo da personale dei mezzi di soccorso ma anche da persone della società civile, forze dell’ordine, istruttori sportivi e da quanti hanno frequentato appositi corsi di formazione. Si potenzierebbe la sicurezza anche per quanti, non solo per il mare ma anche per motivi turistici o di relax, frequentano le nostre zone. Aggiungo: atteso che l’amministrazione in un periodo di spending review, parola molto cara al nostro sindaco, non ha i soldi necessari, cosa si aspetta a utilizzare i fondi raccolti ad hoc dal Gruppo Agricoltori durante la festa di San Giuseppe per l’acquisto di questi strumenti salvavita? E se anche “la fatalità impietosamente incombe”, l’attenzione a parere mio rimane carente. L’opportuno utilizzo di questi strumenti entro i primi minuti dall’arresto cardiaco può salvare una vita e se anche, come in questo caso, il risultato probabilmente non sarebbe cambiato, alle famiglie oltre alla solidarietà istituzionale, sarebbe andato anche il conforto e la certezza che tutto il possibile era stato fatto”.

Redazione

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