Sicurezza, opinioni a confronto: il presidente del consiglio Maria Zisa e la mamma Patrizia Ruggeri

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Nell’attesa di conoscere i nuovi sviluppi derivanti dall’incontro che si terrà domenica 17 novembre alle ore 11 presso la Biblioteca Comunale di Santa Croce e che vedrà coinvolti madri e figli delle varie etnie presenti nel nostro territorio per trovare elementi di scambio e di confronto, pubblichiamo due interviste volte a fare il punto della questione sotto due profili diversi.

“Non penso che ci sia una sorta di ribellione da parte delle mamme – ha affermato Maria Zisa, presidente del Consiglio Comunale -, ma era un modo per attirare l’attenzione. Quello che viene dichiarato dalle mamme, ed io mi considero tale, era un modo per cercare di trattenere i figli in piazza, di riscoprire un luogo che ormai ha perso l’uso che se ne dovrebbe fare, ossia relazionarsi con gli altri. Le mamme non volevano fare altro che far arrivare i loro figli, parlare con loro e affrontare questo problema. E’ chiaro che quello che si è verificato in questi due giorni, tra mercoledì e giovedì, non è un’intolleranza verso queste persone, verso questi nostri concittadini. Il clima è abbastanza esasperato da parte nostra e da parte di questi cittadini stranieri che sono oramai integrati da anni nel nostro paese. Dall’incontro di oggi nasce un qualcosa che va solamente a cercare i rendere pacifici gli animi di questi giovani. E’ giusto che c’è un problema, deve andare attenzionato da ciascuno di noi all’interno delle nostre famiglie e anche all’esterno. Servirà a fare vedere ai nostri ragazzi con occhi diversi quello che c’è da lavorare. Sono tutti ragazzi nati e cresciuti qui, che hanno frequentato le scuole da noi e si conoscono abbondantemente. A qualcuno riescono a dare fiducia a qualcun altro no perché magari ha comportamenti diversi. Sono diffidenti nei confronti di qualcuno, quindi dobbiamo cercare in qualche modo di fare aprire dall’uno e dall’altra parte i loro animi, cercare di mettere a confronto le loro idee e prendere il buono che c’è in tutto questo. Verrà creato questo nuovo incontro di mamme italiane e straniere presenti nel territorio e faremo una chiacchierata, esporremo i nostri problemi e cercheremo insieme di trovare una linea per condurre i nostri figli a fare la stessa cosa anche loro. Quello che è accaduto coinvolgeva ragazzi stranieri che sono cresciuti qua, che sono ben integrati, forse non si sono sentiti accettati o coinvolti dai nostri ragazzi. Si tratta di loro coetanei che conoscevano. Hanno 17-18 anni, sono figli di gente emigrata e se devo dire una cosa che mi ha toccato tantissimo, le famiglie straniere che io ho visto in caserma erano vergognate dall’atteggiamento dei loro figli, vivevano una situazione di imbarazzo. Io conosco queste famiglie e le loro abitudini e hanno detto ‘non pensate che noi educhiamo i nostri figli a comportarsi così’. Ho visto la vergogna negli occhi di queste persone”.

“La sera in piazza volevamo dimostrare che siamo vicini ai nostri ragazzi, che siamo santacrocesi e siamo fieri di uscire in piazza – ha ammesso Patrizia Ruggeri, una delle mamme presenti all’incontro in Comune -. La cosa forse è stata un po’ interpretata male da qualcuno, perché si pensava che fosse una manifestazione o qualcosa contro qualcuno. Non era assolutamente questo, era solo un farci vedere dai nostri ragazzi e da tutti. Essere presenti nella nostra quotidianità a Santa Croce. Dobbiamo semplicemente vivere il nostro paese. Quello che è successo nei giorni precedenti non deve più succedere perché la violenza porta violenza e la soluzione non è quella. La soluzione stiamo cercando di portarla avanti con quest’incontro con il Sindaco, con le mamme e i rappresentanti di altre comunità, perché dobbiamo fare un fronte comune contro le problematiche che si stanno venendo a creare. Il problema non è il razzismo e questo voglio che sia ben chiaro, nessuno vuole essere razzista nei confronti di nessuno, noi vogliamo semplicemente stare tranquilli. Vogliamo che i nostri figli stiano tranquilli quando escono e non accettino le provocazioni sia da una parte che dall’altra. Vogliamo che i nostri ragazzi comunichino di più e comunichino nel modo positivo. Vogliamo seguire i nostri ragazzi e incanalarli verso cose positive, che significa anche evitare di fare le risse. La rissa porta violenza e alla fine non ne esce nessun vincitore. Si crea un meccanismo di ripicca ed è quello che noi vogliamo evitare. Vogliamo partire dalle famiglie perché siamo noi che convogliamo verso i ragazzi certi valori. Dobbiamo parlare tra di noi invece di stare a lamentarci”.

Antonella Galuppi

Patrizia Ruggeri

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