Ex caserma, ‘Noi ci crediamo’ chiede la ricostruzione dell’edificio: “Decidiamo insieme cosa farne”

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Alla luce della recente demolizione dell’ex caserma della GdF sita in Via F.lli Bandiera a Punta Secca (RG), il movimento politico “Noi Ci Crediamo”, in una lunga nota che riportiamo sotto, chiede a tutte le forze politiche, culturali, di storia patria, sindacali, ambientaliste e ai singoli cittadini di Santa Croce Camerina, una profonda riflessione, e di aprire un dibattito sul destino della suddetta area auspicando di trovare una uniformità nel restituire alla fruibilità collettiva la ex dogana, conservando nel contempo la identità storico-culturale dell’area, anche al fine di una riappacificazione civica. “Noi ci crediamo” parla anche per bocca del suo leader, Giovanni Barone, che si rivolge direttamente agli attuali amministratori: “I nostri figli devono poter riconoscere la storia della loro terra, inoltre in quella posizione tra le due spiagge potrebbe essere allocata una guardia medica, i bagni pubblici, un presidio della polizia municipale e della protezione civile e tutti quei servizi turistici che servono per promuovere e far sviluppare la cultura del turismo legato alla nostra terra. Pensare solo ad abbattere tutto, per realizzare, poi, un semplice belvedere, significherebbe davvero sprecare una grande opportunità di sviluppo per il territorio e di investimento sulle professionalità emergenti”.

Redazione

Ex Caserma GdF: lettera aperta di Giovanni Barone

Il movimento politico NOI CI CREDIAMO,

-preso atto con costernazione della demolizione del fabbricato storico della antica dogana di Punta Secca, istituita con Regio Decreto del Regno delle due Sicilie, del 12/03/1833;

-vista la copiosa documentazione storica e fotografica che testimonia la rilevanza culturale e paesaggistica del fabbricato, tra l’altro tutelato “ope legis” dal DLgs n° 42 del 22/01/2004;

-viste le notizie di stampa secondo cui l’Amministrazione Comunale intende realizzare un belvedere sull’intero sedime;

-considerato che tale area è di rilevante interesse storico, in quanto contenuta per tutta la sua lunghezza, in un muraglione, del XVI secolo, che esattamente duecento anni fa venne armato, dai Borboni filo-inglesi, allocandovi i cannoni della torre, a difesa dalle flotte napoleoniche sulla rotta per Malta;

-ritenendo che l’obiettivo della realizzazione del belvedere, ovvero il poter assistere da un altro punto di vista agli spettacolari tramonti di Punta Secca, potrebbe essere raggiunto ampiamente anche se una piccola parte dell’area fosse destinata alla riedificazione della ex dogana;

-ritenendo opportuno suggerire la ricostruzione filologica del suddetto edificio, allo scopo di ridare alla città un fabbricato storico che è stato per due secoli parte integrante del paesaggio di Punta Secca, nella composizione:”torre, muraglione, dogana, faro”, pamorama di equilibrata bellezza (vedi foto) che fu deturpata negli ultimi quaranta anni dalla cementificazione e da superfetazioni che hanno determinato la rovina del monumento;

-considerato infine che la dogana di Punta Secca, che fu descritta nella vicenda di Ernesto, qualora ricostruita, per la sua collocazione, potrà rappresentare una grande risorsa per la città, prestandosi alle più svariate destinazioni, che l’amministrazione riterrà più opportune (guardia medica, museo, uffici, servizi per il turismo, ecc.)

rivolgendosi
a tutte le forze politiche, culturali, di storia patria, sindacali, ambientaliste, singoli cittadini di Santa Croce Camerina,

auspicando
che, per l’occasione, si mettano da parte o si attutiscano le legittime contrapposizioni,

chiede
una profonda riflessione e aprire un dibattito sul destino della suddetta area. Nel proporre l’idea di ricostruire fedelmente il diruto fabbricato storico della ex dogana di Punta Secca, sull’originale sedime, cosi come rappresentato nello schizzo allegato (fig1)

ritiene e augura
che possa avvenire il ritrovarsi concordi di tutte le forze politiche di opposizione e di governo nel restituire alla fruibilità collettiva la ex dogana, conservando nel contempo la identità storico-culturale della intera area, anche al fine di una riappacificazione civica, via maestra per la risoluzione solidale delle gravi e difficili problematiche (ammortamento costi del s.i.i., crisi commerciale e dell’agricoltura, sicurezza) che attanagliano Santa Croce.

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