Loris, Dna sulle forbici ma non nel portabagagli: i risultati dei primi esami

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Santa Croce si ferma per i funerali del piccolo Loris, ma la Procura di Ragusa continua a lavorare. L’obiettivo è capire se Veronica Panarello, attualmente accusata di omicidio e occultamento di cadavere, si sia servita dell’aiuto di un complice. Il traffico dati del cellulare della donna, fra le 8.30 e le 10 di sabato 29 novembre, è ricco di indicazioni: Veronica è rimasta connessa a internet per circa tre quarti d’ora. Ma oltre all’analisi dei tabulati, dalla Procura filtrano altre indiscrezioni. Riguardano alcuni esami effettuati nei giorni scorsi, di cui adesso si conoscono i risultati. Nel portabagagli della Polo nera, l’auto su cui Veronica avrebbe caricato il corpo di Loris, non sarebbero state rivenute tracce di Dna, né di sangue. Alcune tracce di Dna misto, invece, sono state trovate sulle forbicine sequestrate a casa degli Stival, le stesse che sarebbero servite per tagliare le fascette dopo lo strangolamento del bambino. Ma questo, a detta degli inquirenti, non rappresenta una prova, perché le forbici in passato sono state utilizzate da tutti i componenti della famiglia. Gli esami condotti sul gps dell’auto di Orazio Fidone, la Suzuki bianca, avrebbero invece rivelato che il cacciatore quella mattina non ha utilizzato la vettura. Solo mezz’ora prima del ritrovamento di Loris senza vita, Fidone è salito in macchina per mettersi alla ricerca del corpo. La trasmissione ‘Quarto Grado’, infine ha mostrato tutti i fotogrammi in possesso della Procura, che analizzano gli spostamenti – anomali – fatti da Veronica quel sabato mattina. La donna si è recata due volte in zona Mulino vecchio. La prima poco dopo le 8.35, la seconda dopo le 9.27, quando transita dalla stazione di servizio della Erg, sulla Santa Croce-Punta Secca.

Il padre di Loris, Davide Stival, avrebbe deciso di costituirsi parte civile al processo. L’uomo, al momento, ha deciso di non andare a trovare in carcere la moglie Veronica, accusata dell’omicidio del bambino.

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