COME D’AUTUNNO SI LEVAN LE FOGLIE

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“Come d’autunno si levan le foglie / l’uno appresso dell’altra, finché ‘l ramo/ vede alla terra tutte le sue spoglie, / similmente il mal seme d’Adamo / gittansi di quel lito ad una ad una, / per cenni come angel per suo richiamo. / Così sen vanno su per l’onda bruna, / e avnti che sian al di là discese, / anche di qua nuova schiera s’auna” (Dante Alighieri-Inferno, II, 112-120). (Come in autunno cadono le foglie l’una appresso all’altra per tornare a fare di nuovo parte della terra, così quell’amaro “seme di Adamo”, seme dell’Umanità si getta nel baratro del nulla. L’una dopo l’altra ricadono le anime, come uccelli al richiamo dello specchietto del cacciatore. Così quelle anime annullate vanno sull’onda tetra della morte e prima che siano discese, già una nuova schiera si raduna, dato che le anime volontariamente votate all’autodistruzione sono sempre numerose).

Gli accadimenti di queste ultime due settimane mi hanno richiamato alla mente i versi del Sommo Poeta (che amo dai tempi del liceo, anche se non lo decanto, dietro lauto compenso pubblico, come qualche comico intellettuale di sinistra usa fare sulla tv di stato!). A livello locale l’attenzione dell’opinione pubblica è stata catalizzata dal servizio delle “Iene” sull’affaire ex caserma della Guardia di Finanza di P.Secca. A seguire la chiusura dell’anno finanziario del Comune senza l’approvazione del bilancio di previsione e, come varie ed eventuali, le solite, drammatiche problematiche legate alla sicurezza pubblica ed alla microcriminalità. Circa il primo argomento voglio solo ribadire come, in tempi non sospetti, nei miei editoriali ho sempre sostenuto che la ex caserma insisteva su un’area che non era di proprietà del Comune e che era composta da una parte vincolata (id est la ex Dogana) e che, quindi, occorreva chiarezza e prudenza prima di utilizzate i soldi dei santacrocesi per qualsiasi tipo di intervento su quell’area e sul manufatto che vi insisteva. Inoltre non ho mai fatto mistero della mia propensione a considerare favorevolmente gli investimenti privati in settori “non essenziali”, sebbene pubblici (ad esempio il recupero, il restauro e la manutenzione di edifici o monumenti storici) purché ne sia mantenuto la proprietà e l’uso pubblico, non tanto perché voglio essere originale, quanto perché mi piace la concretezza e so che in altre parti d’Italia e del mondo si usa questo sistema da decenni, con risultati ottimali e senza strumentalizzazioni ideologiche.

Ciò detto, lascio che la magistratura faccia chiarezza sull’intera vicenda e mi limito a poche doverose osservazioni. Spiace, in primo luogo, che la vicenda “ex Caserma” sia stata raccontata dal sig. Firullo, anziché dai politici locali, i quali, invece, hanno “cavalcato” l’onda lunga dell’inchiesta (altamente professionale, a mio parere) delle “Iene”. Ma ancora di più spiace l’imbarazzo, per non dire il fastidio che si leggeva sui volti del Primo cittadino e della dirigente, arch. Mormina, durante l’intervista. Invece avvilisce l’entrata in scena a gamba tesa di quello che oramai è stato, suo malgrado, ribattezzato “l’assessore dei macallè”, id est l’assessore Allù.

Un Comune che ha “ceduto” l’acqua potabile alla società MEDIALE (srl e, quindi, privata) non può poi “indignarsi” se un soggetto privato intende investire il proprio danaro su un’area che comunque non era e non è (e forse mai sarà) di proprietà dei santacrocesi! Né può dichiararsi “paladino” del decoro urbano ed architettonico, nonché della salute pubblica solo per un sito non suo (id est l’ex Caserma) o per una porzione di territorio (id est il cimitero, che, in quanto bene parzialmente vincolato, perché dichiarato monumentale, va gestito con altri soggetti pubblici) se poi tutto il centro storico cittadino pullula di topi, colombi e “qualche serpentello” e a tutt’oggi, il borgo di P.Secca è privo di Piano particolareggiato e di Piani di recupero per cui, di fatto, è “imbalsamato” nella sua vetustà.

Proprio come “imbalsamato” resta un Comune in cui a tutt’oggi discutere di bilancio è come parlare dell’Araba fenice! Per di più intrappolato tra la necessità di ricorrere a manodopera straniera e il pericolo di accogliere tra questi migranti schiere di delinquenti, dediti allo spaccio, al furto, allo sfruttamento della prostituzione, a cui, comunque, va assicurato (finchè non delinquono) asilo politico! Eppure, nonostante queste macroscopiche contraddizioni, anche in seno all’attuale giunta operano soggetti validi e preparati, e la stessa “signora Franca” (come affettuosamente la chiamano i suoi concittadini) si sforza di operare, appunto, con signorilità e onestà intellettuale! Ma allora quali sono le anime di questa giunta “volontariamente votate all’autodistruzione?”. Ai cittadini l’ardua sentenza.

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